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LA LANCIA CONTESA

Basilica si San Marco
Servio Coteri, il medico del gruppo era stato molto puntiglioso nel cercare le informazioni, da solo e attraverso le ricerche "casuali" di Tarpea, come sempre. L'informatica era abbastanza seccata dalla sua puntigliosità, ma sapeva molto bene che l'aspetto deforme del suo amico non era il più adatto per chiedere ad altri, quindi ogni volta tirava un sospiro e eseguiva le sue richieste. In questo caso, il basamento lo conduceva chiaramente a Venezia, ma senza le informazioni dell'amica non avrebbe mai capito di dover cercare nella Basilica di San Marco la vera Sacra Lancia. Quindi, ignorando i commenti e gli sguardi dei passanti, si incamminò verso l'edificio, e si guardò intorno, alla ricerca dell'oggetto sacro.

Certo, le dimensioni della Basilica rendevno la ricerca piuttosto difficile, ma le ricerche di Tarpea erano chiare: alcuni, nel lamentarsi del pessimo stato in cui venivano tenute le opere italiane, parlavano di un bastone nella Basilica, forse proprio la Sacra Lancia! È vero che in questi casi si tende a esagerare, ma era pur sempre una traccia; e poi, Tarpea nella ricerca aveva usato il suo potere, quindi l'informazione doveva avere un qualche legame con la reliquia cercata. Passò vicino ai Tetrarchi, sorridendo per la leggenda secondo la quale fossero quattro ladroni sorpresi dal Santo nella chiesa e pietrificati. Girò tra i vari mosaici e pilastri, salì sul Campanile, dal quale osservò le cinque cupole, tornò giù e si sedette su una panchina. Era già notte, e lui era stanco, ma doveva trovare la Sacra Lancia:«Devo sperare sia qui, non posso cercare in tutta la città!». Rifletté:«Un oggetto simile, come può essere arrivato a Venezia? Secondo la leggenda, la Lancia passò nelle mani di Costantino... Potrebbe essere arrivata qui in seguito al saccheggio di Costantinopoli e... MA CERTO!». Servio, veloce grazie alle sue gambe meccaniche, raggiunse subito i Cavalli di San Marco. A prima vista non c'era niente di strano, ma quando lui mise il braccio sotto di essi trovò qualcosa: una lancia. «Eccola!» pensò, ma subito una voce dietro di lui disse:—Bravo, ma ora dammi quella lancia—.

LOTTA SUI PONTI
Si girò, e vide un uomo deforme, molto magro ma con mani enormi, gambe lunghe e orecchie appuntite «Un altro come me» pensò Servio, mentre il suo avversario insisteva:—Allora?—
—Chi sei? Perché cerchi questa lancia— chiese Servio, sapendo che le persone inguaiate tendono a sfogarsi ogni volta che possono (dopotutto, lo faceva anche lui).
—Chiamami Folletto, se proprio vuoi— fu la risposta —Sappi che voglio vendicarmi di questa società, e quell'arma mi serve—
—Sei stato emarginato anche tu per via del tuo aspetto, vero?—
—Vedo che mi capisci— rispose Folletto —Allora perché non me la consegni—
—Perché a pagare saranno gli innocenti, non lo capisci?—
—Non m'importa— fu l'agghiacciante risposta —CONSEGNAMI QUELLA LANCIA!— e si buttò addosso a Servio con agilità sorprendente. Lui si mosse con altrettanta velocità e iniziò a scappare.

L'avversario però era molto più veloce di quanto sembrasse e Servio vide che si avvicinava in fretta. Attraversò con un salto il Canal Grande, ma il suo avversario riuscì a fare altrettanto e poco mancò che non lo prendesse. Servio continuò a correre, con l'avversario alle costole. Rendendosi conto di non potergli fuggire ancora a lungo, si fermò sul Ponte dei Pugni. Posò la Sacra Lancia a Terra, non volendola usare, e tirò un pugno all'avversario. Lui si abbassò schivandolo e lo colpì allo stomaco. Servio gemette dal dolore e arretrò: Folletto era molto forte. Il suo avversario cercò di copirlo in faccia con un altro pugno, e Servio lo evitò per un pelo; evitandolo però finì con la schiena sulla balaustra del ponte. —AFFOGA— urlò Folletto, lanciandosi in un altro pugno. Servio però lo evitò e colpì l'avversario sulla schiena con un pugno a martello. Folletto cadde in acqua e ne uscì con non poche difficoltà. —Maledetto, LA PAGHERAI— imprecò contro Servio, e scappò. Il nostro eroe prese la Sacra Lancia e la buttò in acqua:«Il mare la farà sparire per sempre, ed è meglio così».


SULLA ROVINA DELLA LINGUA ITALIANA

Un argomento che mi sta a cuore è la nostra lingua, scritta e parlata. Sì, perché c'è chi giustifica l'uso di forestierismi inutili e di orrori (no, non ho sbagliato lettera iniziale) ortografici con l'evoluzione linguistica.
Buono, Darwin, buono, tutti sbagliano.
È vero: il cambiamento non è necessariamente negativo, ma ciò non lo rende automaticamente positivo; l'italiano non sta subendo un'evoluzione, ma una vera e propria regressione. E non intendo regressione nel senso usato da alcuni naturalisti (che per esempio definiscono i virus "regressioni" dei batteri parassiti, nonostante siano più efficaci nel portare malattie), bensì nel senso proprio del termine: cambiamento in peggio. E ora vi spiegherò il perché.

I FORESTIERISMI INUTILI
"Killare" invece di "uccidere", "meeting" invece di "incontro", "party" invece di "festa", "location" invece di "luogo"...
Suvvia, è doloroso ma necessario
Tutti questi neologismi inglesi non arricchiscono la lingua: la impoveriscono. È vero che i prestiti ci sono da sempre ("mangiare" viene dal francese, per esempio), ma se io uso i soldi di un altro, non sono più ricco, e questo vale anche per la lingua.

Certo, bisogna accettare quelli che oramai fanno parte della nostra lingua (computer, internet, ecc...), ve lo concedo; ma non abbiamo bisogno di sostituire il nostro lessico: abbiamo migliaia di parole, decine di possibilità di variazione, centinaia di possibilità tra prefissi, suffissi e composti, e come se non bastasse abbiamo un antenato illustre, ovvero il latino: perché dobbiamo fare gli americani?

LA PERDITA DELLE SFUMATURE
L'agonia del congiuntivo, l'uso delle locuzioni di "piuttosto" al posto di "oppure", l'utilizzo di sinonimi a caso...
Persino Dio sta perdendo la pazienza
Questi cambiamenti fanno perdere alla nostra lingua quelle sfumature che la rende degna di stare alla pari con il Latino e il Greco, per cosa poi? La lingua si semplifica? No. Si tolgono pagine ai manuali di grammatica, ma perdendo le sfumature di significato si perdono molte possibilità: "credo sia meglio così" vuol dire "è una mia idea, potrei avere torto", "è meglio così" significa "è così e basta"; "questo piuttosto che quello" sta per "questo è meglio di quello", "questo oppure quello" indica "è indifferente, scegline una". Rendere questi significati è difficile in altro modo, quindi la perdita di queste sfumature impoverisce e volgarizza la nostra lingua.

ERRORI E ORRORI NELLO SCRIVERE
K al posto di CH, X al posto di PER, doppie a caso, lettere che scompaiono,accenti spariti o sostituiti da apostrofi...
Se lo ordini tu, Aragorn, ne sarò ben lieto, in nome di Gondor e dell'Albero Bianco
La scrittura è una convenzione, d'accordo, ma una convenzione realizzata con l'intento di creare un modo di scrivere elegante ed equilibrato: perché rovinarlo così a caso? E a chi dice "eh, ma così si risparmia tempo" chiedo: "Cosa cavolo ve ne fate del tempo che vi rimane?"; e mi rispondo subito da solo: "Lo usate sui video porno e su Facebook".

Un discorso a parte va fatto per le vocali accentate maiuscole: poiché sulla tastiera non si trovano, credo si possa tollerare la sostituzione dell'accento con l'apostrofo, ma solo quando non si parla di professionisti; giornalisti, web writer, scrittori e così via devono conoscere i codici per le vocali accentate maiuscole, perché rientra nel loro mestiere, così come i macellai devono conoscere le diverse parti dell'animale di cui vendono la carne.

Ho concluso l'articolo (per ora). Voi cosa ne pensate di questi mutamenti? E visto che ci siete, che ne pensate dell'uso di immagini ironiche?


GIUSTIZIA IMPOSSIBILE

Raggiunse l'istituto in questione: lì un tentativo di stupro ai danni di una ragazza era stato evitato solo dall'intervento di un professore, ma non era questa la cosa più allucinante.
Lui, il commissario Alighieri, e gli agenti giunsero in aula magna, dove tutti gli studenti erano stati radunati.
 —Mi è giunta voce— esordì —di un'emarginazione e cyberbullismo svolta nei confronti di una vittima di un tentativo di stupro—
I ragazzi vociarono l'uno sopra l'altro, ma quanto dicevano era sin troppo chiaro:
—È colpa di quella stronza—
—Già, è un'infame—
—Ha rovinato la vita a quei ragazzi—
Un'agente femmina ebbe un fremito di rabbia. Il commissario rimase calmo, ma mentre quei ragazzi parlavano, ripensava alle testimonianze di stupro sentite, e a come gli stupratori spesso venissero lasciati andare, come se non avessero compiuto un crimine contro un'altra persona, come se non avessero fatto soffrire un'altra persona, come se non avessero fatto nulla. La sua indignazione crebbe, e alle ultime parole urlò:—Se non volevano la vita rovinata non dovevano nemmeno compiere quel crimine! AGENTI, arrestate questi ragazzi con l'accusa di complicità in tentativo di stupro e per violenza immotivata—
I professori presenti rimasero allibiti, ma non osarono muoversi.
Gli agenti, dal canto loro, subito si mossero per obbedire al loro commissario, in primis l'agente donna di cui vi ho già parlato. I ragazzi protestarono:
—Noi non eravamo presenti! E poi che violenza? Non abbiamo fatto niente!—
—Violenza psicologica— rispose il commissario —e la complicità non è per quello che avete fatto durante il tentativo di stupro, ma per quello che avete fatto DOPO il tentativo di stupro: aver giustificato e protetto dei ragazzi che volevano compiere un crimine ai danni di un'altra persona.—
Sospirò, e aggiunse:—Comunque non preoccupatevi, sarete liberi in quattro e quattr'otto, e io sarò condannato per aver fatto il mio dovere, visto che in Italia c'è giustizia.—
Andò come aveva previsto: i ragazzi furono liberati in pochi giorni, e lui venne sospeso dal servizio.