DA DOVE VENITE, ETRUSCHI MALEDETTI!

L'origine degli Etruschi. Quante volta abbiamo sentito parlare di questa maledetta questione? Se ne è discusso quasi più che della fine dell'Impero Romano.

D'altronde è chiara la ragione: gli Etruschi sono non solo la popolazione italiana indigena più avanzata dell'Italia preromana, ma anche quelli che probabilmente dettero origine a molte delle istituzioni politiche e religiose di Roma. E poi diciamocelo: erano i Romani stessi a rompere le scatole con gli Etruschi. Seriamente, quasi metà dei primi due libri degli Ab Urbe Condite di Tito Livio parlano dei problemi con gli Etruschi.

Coperchio di Sarcofago Etrusco


Comunque, praticamente smontata più e più volte è la tesi della provenienza nordica degli Etruschi, nata in ambienti nazionalisti e a tratti razzisti dell'Italia Fascista e della Germania Nazista. Quindi è pressoché inutile parlarne, e questa stessa citazione potevo risparmiarmela. Potrei cancellare questo paragrafo ma non lo faccio perché... perché... Va be', semplicemente l'ho scritto e ora non mi va di toglierlo.

Le ipotesi basilari sono due: l'Autoctonia e l'origine dal Medio Oriente. Massimo Pallottino aveva proposto di spostare il tema dalla questione dell'Origine a quello del Processo di Formazione. Risultato? Ora invece di dire "Provengono dal Medio Oriente" e "Sono Autoctoni" si litiga affermando "L'elemento Medio-Orientale è dovuto a una migrazione" e "L'elemento Medio-Orientale è dovuto a scambi commerciali". Bene ma non benissimo.

Molta importanza ha, nella discussione, l'unicità della lingua etrusca. Infatti, non sono noti parenti dell'Etrusco. O meglio, non lo erano: perché grazie a palate di terra e studi, abbiamo non uno, ma ben due parenti! Esattamente, signori e signore: ecco a voi la Lingua Retica e il Lemnio.


Stele di Lemno
Bronzetto con iscrizione retica















La lingua Retica era parlata dai Reti, una popolazione delle Alpi nord-orientali. Curiosamente, gli antichi storici ci parlano dei Reti come Etruschi imbarbariti, così è nata l'ipotesi che vuole i Reti nati a seguito dell'isolamento degli Etruschi del Nord dovuto alle invasioni celtiche. Celti maleducati, hanno fatto bene i Romani a suonarvele, cafoni che non siete altro.

Il Lemnio è invece noto da varie iscrizioni trovate sull'Isola di Lemno, tra cui la Stele di Lemno (viva la fantasia). La somiglianza con l'Etrusco è impressionante, tanto da farla ritenere una sua variante più che una sua parente. Da qui è nata l'ipotesi per la quale queste iscrizioni vennero lasciate da una comunità di pirati etruschi che aveva fatto di Lemno la propria sede. Peccato che Lemno non fosse un'isola cultura in età storica, ma facesse parte di un omogeneo complesso culturale comprendente l'Anatolia Nord-Occidentale e la Samotracia. Senza contare che le testimonianze archeologiche mostrano poche merci etrusche in zona, e in ogni caso l'alfabeto usato è troppo diverso da quello etrusco per supportare questa ipotesi. Congratulazioni: hai vinto il premio per l'ipotesi più smontata della storia! Ah no, nemmeno, c'è ancora la donazione di Costantino. Mi spiace.

Scherzi a parte, l'ipotesi di pirati etruschi a Lemno non regge, quindi che si fa? Si cerca un'altra spiegazione. L'unica che abbiamo (pur senza prove sicure) è l'esistenza di un substrato linguistico di cui il Lemnio e l'Etrusco fanno parte. Secondo questa teoria, esisteva un insieme di lingue in Anatolia, che, pur avendo contatti con le prime lingue indoeuropee, non appartenevano a questo ceppo linguistico, i cui discendenti oggi sono diffusi tra Europa e India. In seguito, membri di queste popolazioni si sarebbero insediati in Italia, dove il loro maggior sviluppo tecnologico diede loro la preminenza culturale, imponendo pacificamente e gradualmente la loro lingua nella zona. Questa ipotesi da' forza alla teoria orientalistica.


Corredo funebre della Civiltà Villanoviana,
prima fase della Civiltà Etrusca
D'altronde, non bisogna pensare che la civiltà etrusca compaia all'improvviso: gli studi archeologici ci mostrano come prima degli Etruschi ci siano stati, tra Bronzo Recente e Bronzo Finale, degli enormi sviluppi culturali, che avrebbero infine portati ai centri protourbani dei Proto-Villanoviani, dove poi avremo trovato le città dei Villanoviani e, quindi, degli Etruschi. Di questo periodo non siamo riusciti a vedere qualcosa che facesse pensare ad un'egemonia esercitata da aristocrazie provenienti da fuori, quindi la teoria orientalistica, come vedete, mantiene comunque un limite. Se non ne avesse, sarebbe una tragedia: come continuiamo a litigare poi? Qualcosa su cui menare le mani dobbiamo averlo, che diamine.

Sempre a sostegno della teoria dell'Autoctonia sono gli ormai evidenti punti di contatto tra l'Etruria e il Lazio, che avevano il loro culmine in Veio. Orientalistica è invece la teoria che vede nei Teresh, uno dei popoli del Mare combattuti da Ramses III, gli antenati degli Etruschi (noti anche come Tirreni o Tyrsenoi), ma non esistono prove di questo. Molto più utili sono gli studi di tipo genetico, che hanno permesso di individuare frequenze alleliche dell'Anatolia nelle zone dell'Etruria.* Ma nemmeno questo è una prova.

Insomma, da discutere ce ne sarà ancora per qualche decennio. Dopo tutto, cos'è la vita senza discussioni?


*Per Frequenze Alleliche si intendono la presenza costante di determinati alleli. Gli alleli sono varianti di geni, Per saperne di più, vi lascio questo Power Point dell'Università di Napoli


BIBLIOGRAFIA

  • Belelli Vincenzo, "Alla ricerca delle Origini Etrusche", in Belelli V, a cura di, "Le Origini degli Etruschi"
  • Harari Maurizio, "La questione delle origini etrusche: dati archeologici e linguisticiaconfronto con i risultati di una recentissima indagine genetica", in N.C. Nuccia, a cura di, "L’alba dell’Etruria. Fenomeni di continuità e trasformazione nei secoli XII-VIII a.C. Ricerche e scavi"
  • Pallottino Massimo, "Etruscologia"
  • Cerchiai Luca, "Le origini degli Etruschi: a proposito di un volume recente", in L'Incidenza dell'Antico. Dialoghi di storia greca



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FONTI ROMANE (La fontana di Trevi non c'entra nulla)

Un po' di tempo fa mi è capitato di incappare su una domanda particolare: "Perché Nerone è ritenuto un cattivo imperatore?"

Qui molti hanno risposto cose tipo "Perché i nobili lo hanno dipinto come tale", "Perché i cristiani non gli hanno perdonato le persecuzioni" e cose simili. La risposta giusta, è, come dire...


Esatto.

Scherzi a parte per rispondere ho fatto riferimento alla situazione politica del tempo e ho spiegato come Nerone sostanzialmente badò più ad aumentare e a mantenere il suo potere, risultando paranoico e crudele da una parte e teso a spendere troppi soldi in donazioni alla plebe e giochi del circo, per ingraziarsi il popolo. Non è stato né il primo né l'ultimo individuo molto potente che, sentendosi minacciato e, in un certo senso, limitato, decise di far sparire gli avversari (veri o presunti) e di cercare il sostegno della gente comune, che resta sempre la maggioranza.

Comunque, leggendo le varie risposte ho osservato una certa incomprensione sull'uso delle fonti romane.

E mi sono accorto troppo tardi di aver scritto
Storia Roma anziché Storia Romana, mannaggia

Sulle fonti storiche c'è sempre molta discussione, in quanto un minimo di soggettività c'è sempre, per quanto uno si sforzi. I Greci, da Tucidide in poi, sono di solito affidabili, in quanto cercano di essere il più oggettivi possibile. Diverso discorso vale per i Romani, per i quali la ricerca storica ha come fine l'insegnamento di una morale e la celebrazione di Roma e delle sue più importanti famiglie.

Gli storici inoltre erano sempre della classe senatoriale, la quale tendeva a demonizzare gli avversari. Ecco un esempio che non riguarda Caligola, Nerone, Commodo, ecc...

Sociopatia portami via. (cliccare se non si riesce a leggere)


Quindi sì, gli storici romani erano poco oggettivi e assolutamente parziali. Questo li rende del tutto inaffidabili?

No.

Non è corretto dire che gli storici romani mentissero su tutto, sebbene abbiano sicuramente inserito alcune aggiunte e tendessero a esagerare la negatività dei nemici.

Bisogna rendersi conto però che dire "Ce l'avevano con lui perché voleva toglierli il potere/i soldi" è troppo semplice. Almeno per gli imperatori più odiati (Caligola, Nerone, Commodo, ecc...) non possiamo dire "Gli storici romani ce l'avevano con loro" e ignorare completamente quanto si è scritto su loro. E anche sugli altri imperatori possono essere considerati una fonte valida, sia pure con una notevole dose di prudenza.

Prendiamo Nerone.

Ha bruciato Roma? Probabilmente no.
Scendeva nei teatri pretendendo di averla vinta? Difficile.
È l'unico ad aver cercato di esaltare la sua immagine? Per niente.

Tuttavia, analizzando quanto gli storici scrissero su di lui possiamo dare per certe le seguenti cose:

  • Cercò di liberarsi completamente delle strutture repubblicane, ancora funzionanti, sia pure sotto il controllo imperiale
  • Fece in modo tale da liberarsi di qualunque influenza a lui sgradita, quale quella di Seneca il Vecchio
  • Era molto paranoico nei confronti di chiunque potesse essere una minaccia per il suo potere, tanto da colpire anche chi alla Congiura dei Pisoni non aveva partecipato
  • Spese molti soldi in donazioni e giochi del circo (Panem et Circensem, come si suol dire)
  • Spese più soldi in opere autocelebrative di quanti ne spese in opere pubbliche.
Possiamo inoltre supporre che abbia composto effettivamente poesie e spettacoli teatrali autocelebrative, come aveva tentato di fare Augusto. Ma a differenza di Augusto, che distrusse la tragedia su Aiace da lui scritta e che non diede mai peso alle sue poesie, Nerone probabilmente si riteneva più bravo di quanto effettivamente fosse. Ma questa parte riguarda più il pettegolezzo che la storia.

Prendendo l'episodio prima detto su Tiberio, potrebbe indicare semplicemente che l'Imperatore Tiberio non amasse avere gente intorno.

Questo è quanto potevo dire sulle fonti storiche romane. Sentitevi liberi di lasciare un commento. A presto.



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ALCUNI RITROVAMENTI ARCHEOLOGICI DEL CANCRO

Ripartiamo con gli articoli di approfondimento, evviva. Mi pareva giusto partire con un argomento calmo e pacifico, che non colpisce nessuno in maniera profonda.

E invece sono stronzo e parlo del cancro.



Cancro Polmonare

Non è raro sentir parlare del cancro come una cosa del mondo moderno, e in effetti il cancro al giorno d'oggi è un problemi più sentito di quanto non lo fosse in passato; perché si stava meglio quando si stava peggio, e oggi è tutto corrotto, e si stava meglio una volta, e mancano i bei tempi andati e cavolate varie. 
Tuttavia, è sbagliato dire che in passato il cancro non esistesse, e in questo articolo vi mostrerò alcuni casi.
Ma prima, un piccolo ripasso dei termini che andrò ad usare, qualora qualcuno non li sappia o li confonda tra di loro.

  •  Tumore: malattia in cui alcune cellule iniziano a moltiplicarsi a dismisura; ne esistono due tipi: i tumori benigni, che si ingrandiscono lentamente, e i tumori maligni, che si ingrandiscono più rapidamente. È noto anche come Neoplasia.
  • Cancro: altro nome con cui sono conosciuti i tumori maligni.
  • Paleopatologia: studio delle patologie di resti umani, animali, vegetali e fossili.
  • Mummia: cadavere imbalsamato o conservatosi per particolari condizioni; sì, lo so che quelle egizie sono particolarmente famose, anche perché il termine deriva da quelle, ma vi assicuro che il termine si usa anche in altri casi.
Come già detto, i tumori in passato erano un problema meno sentito di oggi. Certo, una parte delle ragioni sta nella minor presenza di cancerogeni, i quali comunque non mancavano: raggi ultravioletti, alcuni virus e sostanze naturali varie sono sempre esistiti; molto però conta il fatto che la gente moriva prima dei quarant'anni, e la maggior incidenza di cancro è nella quarta e quinta decade di vita. 

In ogni caso, la ricerca, pur ostacolata dalle difficoltà di conservazione dei corpi e pur usando tecniche poco invasive (e quindi insufficienti), ha riconosciuto non pochi casi di tumore in resti umani antichi.

Ecco alcuni esempi di cancro:
  • Dall'oasi di Dakleh, in Egitto viene la mummia di un uomo che visse in età romana, i cui resti mostrano una massa anomala che è stata riconosciuta come un cancro del retto 
  • In Cile, è stata ritrovata la mummia di un bambino di un anno o poco più con una lesione appena sotto l'occhio destro, il quale era costretto a stare chiuso; in essa gli studiosi hanno riconosciuto un cancro dei muscoli della guancia; i resti risalgono a una cultura che visse tra il 300 e il 660 d.C. 
  • Parlando degli antichi romani, un cancro alle ossa è stato riconosciuto in un uomo adulto nella necropoli di Castel Malnome. 
  • Al cancro non fuggirono certo i nobili italiani del '400: il corpo ben conservato di Ferrante I d'Aragona (1431-1494) c'ha restituito un cancro del Colon-retto, mentre il corpo del duca Ferdinando Orsini (morto nel 1549) ha mostrato un volto sfigurato da un cancro della pelle. 
Volto del duca Ferdinando Orsini, in cui
si possono osservare gli effetti del cancro
che lo colpì., da Giuffra e Fornaciari

Più numerosi sono i casi di tumori benigni. Per esempio:
  • Da una tomba egiziana datata tra il 1290 a.C. e il 200 d.C. provengono dei resti mummificati isolati o sconnessi, tra cui una spalla che presenta una lesione; tale lesione è stata riconosciuta come tumore benigno della pelle.
  • Dal Cile il corpo di un quattordicenne morto tra il 1100 e il 1200 d.C mostra sotto l'ascella destra una massa subcutanea riconosciuta come un tumore benigno del tessuto adiposo.
  • Nella necropoli romana di Collatina sono stati ritrovati 4 casi di tumore benigno osseo.
  • La mummia della marchesa Maria d'Aragona aveva nella coscia destra una piccola formazione cutanea riconosciuta come tumore della pelle.

Insomma, il cancro c'era anche una volta. Rassegnatevi, in passato non si viveva meglio, semplicemente ci siamo dimenticati come era.

Scusate se questo è molto accademico e poco allegro, ma devo riprenderci la mano.


FONTI

  • Giuffra V. e Fornaciari G, "I tumori in Paleopatologia: l'evidenza dalle mummie", in 2013, "Medicina nei secoli, arte e scienza, 25/1", pp. 35-50
  • Minozzi S. et alii, "Salute e Malattia nella Roma Imperiale attraverso le evidenze scheletriche", in 2013, "Medicina nei secoli, arte e scienza, 25/1", pp. 119-138
  • Fornaciari G, "Le mummie aragonesi in San Domenico Maggiore di Napoli", in 2006, "Medicina nei secoli, arte e scienza, 18/3", pp. 843-864

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STIAMO LAVORANDO PER VOI


Questo blog ha avuto molte facce

È partito come luogo in cui raccogliere tutto ciò che scoprivo grazie a Internet.

Nel corso del tempo, ha raccolto i miei racconti, i miei disegni in Ascii, le mie idee e persino qualche spazio della mia vita privata. Tuttavia, questo è sempre stato il mio luogo, il luogo in cui esprimere quello che venivo a sapere, quello che facevo e quello che pensavo.

Nel corso del tempo, però, questo blog ha ricevuto sempre meno aggiornamenti: prima sono scomparsi i racconti, poi sono scomparsi i post di approfondimento, e pian piano anche i miei disegni sono scomparsi. Perché?

Potrei dire che il declino sia iniziato tra 2014 e 2015, quando avevo gli ultimi esami per la triennale e iniziai a fare lentamente (troppo lentamente) la tesi per Beni Culturali. In questo periodo ho notato che gradualmente svaniscono i post diversi da racconti e fumetti, e i racconti sono per lo più riedizioni. In seguito, anche i racconti svaniscono; restano i fumetti, e poi scompaiono anche loro.

Perché tutto questo? Nel tempo è aumentata la dose di tempo che spreco in altro, certo, ma non è solo questo. Sono gradualmente entrato in crisi: ho ormai ventisette anni, mi avvicino ai trenta, e mi sembra sempre più impossibile andare avanti. Inoltre, la mia passione per internet come strumento di conoscenza è diminuita di fronte al pessimo uso fatto non solo dai fruitori della rete, ma anche ai creatori di contenuti di informazione, che spesso si basano su bufale e disinformazioni per avere il successo. Infine, a tutto questo si sono uniti alcuni problemi scolastici (ho avuto una pessima sessione di esami e ho faticato a trovare un tema per la tesi), e così ho perso la voglia di fare qualunque cosa legata a internet che non fosse il semplice perdere tempo.

La fine della scuola e la mancanza di prospettive lavorative in Italia ha fatto il resto. Gradualmente, non solo ho perso la comunque non alta apertura sociale che avevo acquisito in barba all'asperger nella vita reale, ma ho perso anche la socialità online. Ho sempre meno voglia di fare cose, e non ho né obbiettivi né motivi.

Insomma, per me è un brutto periodo che non accenna a migliorare. Visto che sto sempre al computer, ho pensato di riprendere il blog, per smuovermi. Ho poche idee, e non so veramente cosa fare o come possa aiutarmi. Ma devo almeno provare a far qualcosa. Ci si sente.

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Gelosie


A parte che ho dimenticato di finire i capelli di Rosalia, vado in pausa natalizia.
Su Facebook più tardi pubblico però un anticipo dell'ultima striscia (no spoiler).

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