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FINALE CON TANTO DI FUOCHI

Omega attese con pazienza, appoggiato al lampione, fino a quando dal buio uscì la figura dell'uomo che aspettava. —Ciao, Omega— salutò la figura nell'ombra del vicolo.
—Felice di vederti, Salvatore— rispose Omega sorridendo.
L'uomo uscì dalle ombre, sebbene la falda del cappello ne coprisse comunque parte del volto.
Salvatore era un altro supereroe, ma molto meno leale di Omega, sebbene di norma evitasse anche lui di uccidere. Il suo potere era di mimetizzarsi nelle ombre, compresa la sua, quindi di diventare praticamente invisibile; inoltre, Salvatore era dotato di una mira eccezionale, un'enorme abilità e precisione con il coltello ed era capace di venire alle mani anche contro avversari più grossi di lui; tutto questo, unito alla sua tendenza a colpi improvvisi, spesso alle spalle, lo rendeva molto efficiente.
Era membro di un altro gruppo di supereroi, particolarmente impegnata contro organizzazioni criminali note e no, motivo per cui avevano molti informatori, venendo a sapere di cose nascoste persino a Tarpea. Proprio per questo Omega aveva chiesto di incontrare uno di loro: i vari gruppi infatti collaboravano spesso, per mantenere contatti saldi nel caso si fossero trovati a combattere lo stesso nemico. In questo caso, Omega si era rivolto a loro nella speranza che i movimenti dei loro nemici avessero creato chiacchiere nel sottobosco criminale. Era stato fortunato: la ricerca di gente adatta aveva permesso il diffondersi di strane voci, e Salvatore, dopo un'attenta analisi per scartare le ipotesi campate in aria, era riuscito a sapere qualcosa dei capi dell'organizzazione che tanto filo da torcere aveva dato all'Arma It.
—Sono due, fratello e sorella, gemelli dizigoti per l'esattezza.— esordì Salvatore —Lei sarebbe un'illusionista—
—Non mi sembra così pericoloso— commentò Omega
—Normalmente no— ammise Salvatore —Ma lei riesce a trasformare i suoi trucchi in armi letali. Inoltre può usare trucchi molto complessi senza macchine particolari. Qualcuno mi ha detto di averla vista strangolare un uomo con un fazzoletto uscito dalla sua manica e controllato quasi mentalmente—
—Interessante... E lui?— chiese Omega
—Di lui si sa solo che possiede numerosi manufatti antichi, dotati di poteri straordinari. Le voci più affidabili lo indicano come legato ai circoli archeologici, ma non saprei dirti di più. So che queste informazioni non sono molto d'aiuto per trovarli, ma non saprei dove altro andare a parare.— concluse Salvatore.
—Ci faremo bastare queste informazioni— assicurò Omega. —Grazie, amico, ti devo un favore—
—Limita le critiche ai miei metodi e sarò soddisfatto: mi danno fastidio— rispose Salvatore, e i due amici risero insieme.

LA BATTAGLIA FINALE
Le indagini dell'Arma It durarono relativamente poco tempo: Littero e Flora avevano riconosciuto subito i due gemelli, così i membri del gruppo si divisero, per affrontarli separatamente.

Ottavio De'Antonis stava studiando dei dossier, quando all'improvviso qualcuno bussò.
—Avanti— disse.
—Buon giorno— esordì la donna che entrò nello studio. Ottavio la riconobbe:—Ah, Flora Liberis. Come va? E come sta quel pazzo di tuo fratello Littero?—
Flora fece una smorfia di disgusto, ma si limitò a:—Parliamo di lei—
—Perché?—
—So che lei ha rubato la corona ferrea—
—Cos... Sei impazzita anche tu? È un vizio di famiglia?— commentò Ottavio, ma si vedeva da due miglia che sudava freddo.
—No. Ho saputo che il capo di chi l'ha rubata possiede numerosi manufatti, quindi può essere solo un uomo in grado di procurarseli, cioè un archeologo o un uomo che lavora con gli archeologi. Inoltre— continuò, vedendo che Ottavio stava per obiettare —collabora con la gemella, esperta illusionista. L'unico che corrisponda è lei—
—Ah, bene— ridacchio Ottavio —ma vedi, è l'unico modo: i politici si disinteressano dei beni culturali e l'opinione pubblica...— fece una smorfia di disgusto — quei bifolchi  parlano contro l'incuria solo in casi eclatanti, e solo per poco tempo! Non capiscono l'importanza della cultura, e sottovalutano il turismo, unico settore che potrebbe le cose— Nel suo ardore, Ottavio s'era alzato in piedi, elevando le mani al cielo. Quindi si calmò e disse:—Non vorresti anche tu che le cose cambiassero?— —Sì— rispose l'archeologa —ma così saranno gli innocenti a pagare. I colpevoli la scamperanno comunque—
Spatha
—Mi dispiace che tu la pensi così.— commentò Ottavio, avvicinandosi alla scrivania —Sei un'ottima archeologa, e anche tuo fratello lo è, pur avendo avuto l'imprudenza di svelare una scoperta troppo incredibile per essere considerata veritiera da chi non conosce i nostri poteri.— Flora sentì la rabbia crescere dentro di sé nel sentire come lui avesse creduto al fratello, senza far nulla per aiutarlo. —Mi spiace davvero, ma dovrò... DISTRUGGERTI!— Flora evitò una Spatha (spada romana, più lunga del gladio), che tagliò la sedia come se fosse stata burro.—Come pensi di cavartela, contro la SPADA DI CESARE!— E menò un altro fendente, ma la spada di Flora le comparve in mano, proteggendola. —Ah, anche tu hai una spada magica allora—. Ottavio e Flora iniziarono a duellare: le due spade si paravano a vicenda, ma nessuno le sentiva, per via della loro magia. All'improvviso, Ottavio inciampò su qualcosa e cadde. Flora gli puntò la spada alla gola, e Littero, che s'era trasformato in cane apposta per farlo inciampare, tornò in forma umana. —Non mi prenderete— affermò Ottavio, deviando la spada di Flora con la sua e rialzandosi in piedi. Quindi lanciò qualcosa a terra e scomparve in una nube rossa. —Littero— disse Flora al fratello, vedendolo sconvolto dal sapere che avrebbe potuto evitare l'umiliazione, se solo Ottavio avesse agito per lui anziché contro di lui. —Fa niente Flora. Va alla polizia a portare le prove della sua colpevolezza.— disse Littero, che uscì dalla stanza sotto forma di piccione, come ne era entrato.—



Omega entrò nella casa di Electra De' Antonis, gemella di Ottavio, seguito da Gladiatrex, Tarpea e Servio. All'improvviso, la porta si chiusa, e in cima alle scale comparve la loro nemica:—Sapevo che sareste arrivati— I nostra amici si misero in guardia, non sapendo che aspettarsi. —A causa del mio autismo, ho dovuto subire decine di umiliazioni da chi non sapeva andare oltre la scritta "disabile" semplicemente perché non sapeva di cosa si trattava— disse Electra con rancore —E tutti sentiranno la mia vendetta— e con quest'ultima parola volse lo sguardo verso i quattro membri dell'Arma It presenti. —Scegliete una carta— disse con un ghigno, e lanciò carte da gioco. I nostri eroi lle evitarono solo per vederle spaccare il tavolo, il televisore, la porta e persino il pavimento.
—Vi basta?— chiese la loro nemica —A me no— Mosse il braccio, e un laccio colorato partì dal suo braccio per strangolare Omega. Gladiatrex cercò di aiutarlo, mentre Tarpea e Servio si lanciarono contro Electra. Quest'ultima per tutta risposta si portò l'altro pugno alla bocca, e vi soffiò dentro: dall'altra parte del pugno uscirono fiamme. Tarpea le evitò per poco, ma Servio balzò molto in alto grazie alle sue gambe meccaniche, e si trovò faccia a faccia con la loro nemica. Electra rise:—Cosa pensi di fare, sgorbio?— e alzò il braccio. Ma Servio, velocissimo grazie alle sue gambe meccaniche, la prese per il braccio e, grazie alle sue conosce da aggiustaossa, le fece venire un crampo doloroso, che la fermò. Omega riuscì a liberarsi dal laccio, mentre Tarpea spegneva il fuoco con l'estintore. Electra, vistasi sconfitta, prese un lembo della sua giacca e si girò su sé stessa: dalle sue vesti uscì del fumo bianco, e quando esso si diradò, i nostri amici videro che lei era scomparsa.

La polizia iniziò a dare la caccia ad Ottavio, pur non sapendone i poteri (il nastro registrato lasciato a loro era stato interrotto dopo la confessione dell'archeologo), e la corona ferrea, ritrovata in un cassetto, fu rimessa al suo posto e custodita da membri del SISDE. Ascoltando il TG, Omega, che aveva avuto dei giorni stancanti, s'addormentò. All'improvviso percepì qualcosa, aprì gli occhi, e... —AARGH! GLADIATREX, LO SAI CHE HO LA FOBIA DI QUELLA MASCHERA PREISTORICA! Prima o poi mi farai venire un infarto—

LA LANCIA CONTESA

Basilica si San Marco
Servio Coteri, il medico del gruppo era stato molto puntiglioso nel cercare le informazioni, da solo e attraverso le ricerche "casuali" di Tarpea, come sempre. L'informatica era abbastanza seccata dalla sua puntigliosità, ma sapeva molto bene che l'aspetto deforme del suo amico non era il più adatto per chiedere ad altri, quindi ogni volta tirava un sospiro e eseguiva le sue richieste. In questo caso, il basamento lo conduceva chiaramente a Venezia, ma senza le informazioni dell'amica non avrebbe mai capito di dover cercare nella Basilica di San Marco la vera Sacra Lancia. Quindi, ignorando i commenti e gli sguardi dei passanti, si incamminò verso l'edificio, e si guardò intorno, alla ricerca dell'oggetto sacro.

Certo, le dimensioni della Basilica rendevno la ricerca piuttosto difficile, ma le ricerche di Tarpea erano chiare: alcuni, nel lamentarsi del pessimo stato in cui venivano tenute le opere italiane, parlavano di un bastone nella Basilica, forse proprio la Sacra Lancia! È vero che in questi casi si tende a esagerare, ma era pur sempre una traccia; e poi, Tarpea nella ricerca aveva usato il suo potere, quindi l'informazione doveva avere un qualche legame con la reliquia cercata. Passò vicino ai Tetrarchi, sorridendo per la leggenda secondo la quale fossero quattro ladroni sorpresi dal Santo nella chiesa e pietrificati. Girò tra i vari mosaici e pilastri, salì sul Campanile, dal quale osservò le cinque cupole, tornò giù e si sedette su una panchina. Era già notte, e lui era stanco, ma doveva trovare la Sacra Lancia:«Devo sperare sia qui, non posso cercare in tutta la città!». Rifletté:«Un oggetto simile, come può essere arrivato a Venezia? Secondo la leggenda, la Lancia passò nelle mani di Costantino... Potrebbe essere arrivata qui in seguito al saccheggio di Costantinopoli e... MA CERTO!». Servio, veloce grazie alle sue gambe meccaniche, raggiunse subito i Cavalli di San Marco. A prima vista non c'era niente di strano, ma quando lui mise il braccio sotto di essi trovò qualcosa: una lancia. «Eccola!» pensò, ma subito una voce dietro di lui disse:—Bravo, ma ora dammi quella lancia—.

LOTTA SUI PONTI
Si girò, e vide un uomo deforme, molto magro ma con mani enormi, gambe lunghe e orecchie appuntite «Un altro come me» pensò Servio, mentre il suo avversario insisteva:—Allora?—
—Chi sei? Perché cerchi questa lancia— chiese Servio, sapendo che le persone inguaiate tendono a sfogarsi ogni volta che possono (dopotutto, lo faceva anche lui).
—Chiamami Folletto, se proprio vuoi— fu la risposta —Sappi che voglio vendicarmi di questa società, e quell'arma mi serve—
—Sei stato emarginato anche tu per via del tuo aspetto, vero?—
—Vedo che mi capisci— rispose Folletto —Allora perché non me la consegni—
—Perché a pagare saranno gli innocenti, non lo capisci?—
—Non m'importa— fu l'agghiacciante risposta —CONSEGNAMI QUELLA LANCIA!— e si buttò addosso a Servio con agilità sorprendente. Lui si mosse con altrettanta velocità e iniziò a scappare.

L'avversario però era molto più veloce di quanto sembrasse e Servio vide che si avvicinava in fretta. Attraversò con un salto il Canal Grande, ma il suo avversario riuscì a fare altrettanto e poco mancò che non lo prendesse. Servio continuò a correre, con l'avversario alle costole. Rendendosi conto di non potergli fuggire ancora a lungo, si fermò sul Ponte dei Pugni. Posò la Sacra Lancia a Terra, non volendola usare, e tirò un pugno all'avversario. Lui si abbassò schivandolo e lo colpì allo stomaco. Servio gemette dal dolore e arretrò: Folletto era molto forte. Il suo avversario cercò di copirlo in faccia con un altro pugno, e Servio lo evitò per un pelo; evitandolo però finì con la schiena sulla balaustra del ponte. —AFFOGA— urlò Folletto, lanciandosi in un altro pugno. Servio però lo evitò e colpì l'avversario sulla schiena con un pugno a martello. Folletto cadde in acqua e ne uscì con non poche difficoltà. —Maledetto, LA PAGHERAI— imprecò contro Servio, e scappò. Il nostro eroe prese la Sacra Lancia e la buttò in acqua:«Il mare la farà sparire per sempre, ed è meglio così».


LA RETE VII: SCONTRO ATOMICO

Teatro di Taormina
Tarpea, la donna "non propriamente onesta" con il computer, che aveva "casualmente" trovato tutte le informazioni che servivano al gruppo era in Sicilia, a Messina. Che ci faceva a Messina? La turista,  quando Omega non chiamava per controllare che facesse il suo lavoro. Il lavoro in questione le imponeva di cercare Taormina, comunque in provincia di Messina, dove, secondo le informazioni su cui secondo le immagini decorative del piedistallo della corona ferrea rubata si trovava il panno con cui era stato dato l'aceto a Gesù. Lei la storia se l'era dimenticata da tempo (non era tipo da interessarsi a queste cose), ma Omega l'aveva costretta a ascoltare tutta la storia, sapendo del potere dell'oggetto. Potere comunque teorico: nulla impediva che alcuni di questi oggetti fossero solo complementari, ovvero senza poteri, utili solo a completare la serie. Ma se pensava di prendersela comoda per questo, Gladiatrex l'aveva delusa subito con le testuali parole "Può essere complementare, supplementare o anche elementare per quel ce c'interessa: non possiamo permettere che cadano nelle mani sbagliate".

—Perché dovrei dirglielo? Compri una delle mie mappe!— disse perentorio il negoziante al quale Tarpea aveva chiesto indicazioni. «Proprio ora mi si doveva scaricare la chiavetta Internet?» pensò Tarpea mentre pagava la cartina. Il commerciante cominciò a contare i soldi, mentre Tarpea si diresse altrova. Dopo poco si sentì:—Aargh... un'ortica!— mentre Tarpea, a distanza di sicurezza, se la rideva: «Così impari, avidaccio!». poco dopo sentì il telefono. —Pronto?— —Piantala di fare sciocchezze e muoviti!— ordinò una voce a lei ben nota dall'altra parte della linea. —Emh... Sì, Omega!— rispose Tarpea pensando:«A volte ho l'impressione che mi abbia messo una spia alle spalle!».
CLAMORE IN TEATRO
In passato nel Teatro c'erano grandi spettacoli, come le Tragedie Greche, ispirate ai miti e più raramente alla storia dell'antica Grecia. Ora si sente di giorno le chiacchiere dei passanti e dei turisti, al massimo le parole delle guide, e la notte solo il dolce respiro notturno... di solito. Questa notte, però, il silenzio è interrotto. Qualcuno sta entrando, guardingo, come se cercasse qualcosa. E qualcosa cerca... Avanza verso il centro, avanza, avanza, quando...  —Feeeerrrmooo— disse Tarpea, nascosta. —Chi è?— chiese il qualcuno, con voce femminile —La guardia fantasma... arrenditi— insistette Tarpea, molto più buffona di Gladiatrex. —Di' chi sei sul serio, o lo scoprirò da sola— disse la donna avvicinandosi ad un muro e poi ... tirò fuori Tarpea, come se sapesse perfettamente dov'era!  —Ma come...— borbottò Tarpea, sorpresa —Chi sei?— fu la risposta della donna —Ehm...— disse Tarpea, ancora mezza stordita —se ti dico che sono una turista in vena di scherzi tu non mi credi, giusto?—
—Ah— commentò la ragazza —sei patetica... come mio padre, quando mi convinse a lavorare in una centrale nucleare in Francia...— Tarpea iniziò ad ascoltare: in base alle recenti avventure dei suoi amici, iniziava a capire cosa stava succedendo. —C'è stato un problema, nulla di grave, ma alcune radiazioni mi hanno colpito, entrando nella ferita che avevo sull'occhio— Mentre rabbrividiva a pensarci, l'informatica dell'Arma It notò la cicatrice sull'occhio dell'avversaria —Mi hanno licenziata e buttato per strada, il mondo mi ha rifiutata come fossi un'appestata... MA ORA IO, NUCLÈAIRE FEMME MI VENDICHERÒ!—

«Ma cos'è, una mania? Perché ci becchiamo sempre i rifiutati arrabbiati ultrapotenti?» pensò Tarpea, evitando un laser lanciato dall'occhio dell'avversaria. —SEI FINITA— urlò Nuclèaire Femme mentre l'occhi le si illuminava, pronto per un altro attacco. Ma Tarpea mentre l'avversaria parlava aveva attivato il suo potere; se l'avesse tenuto perennemente attivo, avrebbe evitato molti problemi: avrebbe saputo in anticipo dove andare per Taormina, avrebbe capito di non poter fuggire dall'avversaria, avrebbe potuto sviluppare un piano migliore... ma per attivarlo doveva concentrarsi, e per questa preferiva attivarlo solo in caso di necessità. Questa volta, il suo potere le indicò dove buttarsi, e mai schivata fu più efficiente: Tarpea trovò un lembo di tessuto, rimasto invisibile per secoli, come se avesse aspettato solo quel momento. Lo tirò, e ebbe in mano uno straccio, sul quale c'era ancora una chiazza odorante di aceto...

L'occhio di Nuclèaire Femme si spense, mentre lei urlava:—DAMMI QUELLO STRACCIO!— —No— rispose Tarpea —mi piace così tanto... penso che sarà un ottimo sottobicchiere— La sua nemica non sembrava molto contenta del suo umorismo ma non osava reagire, e si limitò a dire:—Maledetta! Ma la pagherai prima o poi— per poi sparire nella notte. Tarpea, sotto l'alba, pensò che quella del sottobicchiere era una buona idea, in assenza di nascondigli migliori tornò all'albergo «Ora, Omega permettendo, forse potrò un po' riposarmi e, magari, fare un po' la turista che un po' di svago me lo sono meritato.»

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LA RETE VI: NASCONDIGLI ANTICHI

«Ah, la Sardegna» pensò Littero Liberis «La seconda isola più grande del mediterraneo; mari cristallini, coste stupende, entroterra meraviglioso... è un peccato non essere qui per turismo, ma per lavoro». 

Nuraghe Succurronis
Le immagini sul famoso basamento erano chiare in questo caso: la Corona di Spine, l'oggetto che i soldati romani posero sul capo di Gesù Cristo per deriderlo, si trovava in un Nuraghe, le misteriose costruzioni che costellano l'isola; e non in un Nuraghe qualunque: sulla raffigurazione c'era scritto "Succurronis", e il Nuraghe Succurronis si trova a Macomer.
In passato questa città era molto importante per via della sua posizione, in una zona obbligatoria per il passaggio dal nord al sud dell'isola. Il Nuraghe Succurronis è solo una delle tante testimonianze di abitanti nell'antichità.

—Ciao biondino, qual buon vento ti porta da me?— disse la ragazza con voce sensuale.
—Vede, signorina— rispose Littero —Avrei bisogno urgente di andare a Macomer—
—Perché a Macomer, occhi azzurri: qui potrei mostrarti qualcosa di più interessante— rispose la ragazza, carezzandogli la faccia.
—Ne sono sicuro— disse Littero, cominciando a pensare di non avere poi così tanta fretta —ma devo andarci per lavoro: sono un archeologo, e sono stato incaricato di studiare il Nuraghe Succurronis velocemente— in fondo era la verità: non era necessario aggiungere che lo studio in questione riguardava un oggetto probabilmente dotato di poteri da difendere da un'organizzazione malvagia.
—Come è eccitante. Peccato, comunque. Be', devi andare da quella parte. Magari, una volta finito, puoi venirmi a trovare: questo è il mio indirizzo. Il mio nome è Bella—. Littero prese il foglietto e salutò, pensando che il suo lavoro in fondo presentava dei risvolti piacevoli.

DUELLO DAVANTI AL NURAGHE
Si guardò intorno. C'erano solo l'erba e i sassi: nessun pericolo di essere scoperto, quindi. S'avvicinò al Nuraghe e... —Aspetta, non avere fretta: c'è il carcere che t'aspetta!— disse Littero, smettendo di essere invisibile. 
—E tu chi saresti?— rispose la figura, rivelandosi un uomo.
—Non hai sentito la pessima rima che ti ho fatto? Sono quello che ti sbatterà in carcere.— rispose Littero beffardo.
—Sentimi bene, chiunque tu sia— rispose il tipo —se volevi rogne le hai trovate.— Littero mancò per un poco un manganello. —Ah, sei un poliziotto— disse, un po' imbarazzato —non me n'ero accort...— ma qui si fermò, vedendo il teschio sulla bandiera italiana disegnata sulla divisa del "poliziotto", che rise.
—Ero un poliziotto— disse l'avversario —ma un giorno il mio manganello fui colpito da un fulmine. Sopravvissi, ma il mio volto rimase deturpato.— qui il suo volto venne illuminato dalla luna, e Littero notò che era coperto da una maschera di cuoio —A causa di questo aspetto iniziai ad essere evitato. Quindi la gente cominciò a considerarmi un portasfortuna, venni licenziato e mandato via da tutti— Littero, anche lui emarginato, non poté fare a meno di sentirsi vicino a lui. —Ma ora— continuò l'ex poliziotto —questa società di pregiudizi la pagherà! FULMINE BLU AVRÀ LA SUA VENDETTA!— Sul suo manganello apparvero delle punte pericolose, e attaccò Littero.

Littero, per scappare, si trasformò in falco. Ma Fulmine Blu era veramente velocissimo e agilissimo: fece un salto incredibile verso il nostro eroe, riuscendo a sfiorarlo con una della punte. Littero crollò a Terra sanguinante, e diventò invisibile. Fulmine Blu si fermò e sembrò concentrarsi; Littero ebbe una sgradevole sensazione:«vuoi vedere che questo c'ha un radar incorporato o un sesto senso come quello di Tarpea?» Fece appena in tempo a pensarlo: Fulmine Blu fece partire un colpo contro di lui e mancò poco che lo uccidesse. Littero nell'evitare l'avversario inciampò e cadde a terra, senza altre idee. —Altro da dire, mister?— Littero non parlò: stava ancora cercando di pensare a come cavarsela (cosa difficile quando si è ad un passo dalla morte). —MUORI!!!— urlò Fumine Blu, e fece partire un altro colpo con il suo manganello potenziato. Ma in quel momento, Littero trovò un'idea disperata: si trasformò in talpa, e velocissimo scavò una buca nel terreno. —COSA?!—. Prima che l'avversario si riprendesse, Littero si trasformò in lupo, uscendo all'improvviso dalla terra sotto Fulmine Blu; lo fece così cadere e li mise una zampa addosso, con le zanne vicine alla gola. —Va bene, hai vinto— sussurrò l'avversario —ma hai vinto solo una battaglia... la guerra la vinceremo noi!—. Quindi toccò l'orologio e scomparve.

—Ciao, bello.— disse Bella in tono rassegnato mentre veniva portata via dalla polizia per spaccio di droga —Temo che non potremo vederci per un po'—. «Che fortuna» pensò Littero sarcastico.

LA RETE V: SCONTRO TRA I MONTI

Posizione della Val Camonica in Lombardia
Val Camonica, nel Nord della provincia di Brescia. Terra antica, dove si trova la più grande concentrazione di incisioni rupestri d'Europa, forse del mondo. Incisioni che ci raccontano 10 000 anni di storia circa. E in questa valle, ci ritroviamo Flora de' Liberis, membro dell'Arma It. Aveva ancora studiato le misteriose incisioni rupestri, e qualcosa della valle ricordava ancora.
Era stato difficile capire il luogo dove si trovava la frusta con cui Cristo venne fustigato: il basamento riportava due scritte, una riportava "Artonie", l'altra "Castiglia", seguita da una N che indicava probabilmente il nord. Artogne era un paese della Val Camonica, e nulla c'entrava con la Castiglia, antico stato iberico. Aveva scelto di visitare prima Artogne per una questione di vicinanza geografica, e sperava di capirci qualcosa. 

Salì alla scalinata della parrocchiale del paese e guardò il panorama. All'improvviso suonarono le campane, e la gente uscì: era appena finita la messa. Si girò verso la chiesa, e il suo sguardo si fermò sui boschi intorno al paese. «Se ricordo bene, si tratta per lo più di castagneti... aspetta, castagneto in latino si dice Castiglia» Si alzò in piedi e capì: la frusta era nascosta nell'insieme dei castagneti della zona. Iniziò a correre, disinteressandosi della gente che la guardava: anche se la spada la rendeva più veloce del normale, doveva trovarsi nella zona dei castagneti quando il nemico sarebbe apparso.
«Per fortuna» pensò «la strada verso i castagneti settentrionali è una sola».

TRA I CASTAGNETI
Pur non sapendo di preciso dove si trovasse, non si preoccupò:oltre ad essere indistruttibile e in grado di agire autonomamente per difenderla, la sua spada poteva trovare i nemici e gli oggetti che cercava. Infatti, non le ci volle molto per trovare un pezzo di corda rimasto nel terreno, ma non decomposto «La frusta! Bene, l'ho trovata. E' stato facile: Omega e Gladiatrex si preoccupano troppo» Fece appena in tempo a pensarlo che una donna mai vista si parò tra lei e la frusta. —Fuori dai piedi: questa frusta è mia—. «Ma anche no» pensò Flora, un po' seccata che le cose non fossero facili. —Senti, tu mostrami un documento di possesso e io te la lascio, ok?— disse, pensando «Che idea stupida ho avuto: speriamo le faccia perdere tempo.» Qualcosa in effetti la nuova avversaria la perse, ma non tempo: la pazienza. —Non ho tempo da perdere con queste idiozie— urlò, e attaccò Flora sputando fuoco. Flora fu tanto sorpresa da parare il colpo con la spada appena in tempo.L'avversaria sputafuoco rise, mentre Flora rimase stupita, quasi cadde dallo shock. —Ahahahah— continuò la perfida —Sorpresa? Gli antichi poteri sorprendono sempre—
—Antichi?—
—Molto. Antichi alchimisti, nelle loro vana ricerca della pietra filosofale, scoprirono una particolare sostanza chimica che dava a chi la assumeva i poteri attribuiti ai draghi: forza, resistenza, saggezza, fuoco, ipnosi e... volo— Detto questo, due enormi ali membranose spuntarono sulla schiena della super-cattiva, e lei volò sopra Flora, che ancora dovette pararsi dietro la spada magica per evitare le fiamme. —Io sono Dragonaria— urlò la potente super-cattiva —E mi vendicherò di questa società, che ha lasciato liberi gli assassini di mio marito solo perché ricchi!—. «E che posso farci io?» si diceva terrorizzataFlora.
—TU MORIRAI!— —E calmati, che non riesco a pensare così— urlò Flora, poco prima di essere quasi colpita da un'ala dell'avversaria «Meno male che la spada mi protegge, altrimenti mi avrebbe uccisa!». Quindi, iniziò a difendersi dalle fiamme con maggior attenzione, aspettando il momento giusto per attaccare. —E' inutile— sghignazzò Dragonaria —perché ho più di un'arma! Vediamo se sopravvivi anche al magma— E, ridendo, sputò ancora fuoco sul terreno circostante la nostra eroina. Allora Flora si vide fritta (anzi, arrosto); era disperata, non riusciva a trovare una via d'uscita. Pianse, come davanti al funerale del padre e a quello della madre. Ma proprio in quel momento, guardò verso la frusta del flagellatore di Gesù, ed ebbe un'idea. Proteggendosi con la spada, raggiunse la frusta e a estrasse dal terreno; la frusta si lasciò estrarre, come se percepisse le buone intenzioni dell'archeologa, e Dragonaria rimase stupita dalla velocità degli eventi; quindi, Flora la colpì con una frustata prima che reagisse. —Aargh!— urlò la donna-drago duramente colpita  —Non posso rischiare di distruggere la frusta, ma un giorno me la pagherai!—.

Il sole sorse sul Pizzo Badile, sulla nuova primavera. Flora aveva dovuto guidare di notte, ma era contenta: l'alba che sorgeva prima sul fianco della montagna e poi in cima ad essa, preceduta per di più dall'ombra della montagna stessa proiettata direttamente nel cielo, era uno spettacolo unico al mondo. E quella sera, sulla Concarena, il sole sarebbe tramontato due volte, originando un fascio di luce dal centro della montagna alle Foppe di Nadro, dove lei avrebbe nascosto per sempre la frusta. «Non so se Gladiatrex ha ragione nell'affermare i poteri delle incisioni, ma certo le energie mistiche e magiche ci sono, o i nostri poteri non esisterebbero. Inoltre, quel posto tra una piana e l'altra è una grande foresta: mi basterà buttare la frusta tra le radici di un albero in uno strapiombo perché nessuno la trovi più... ed è bene così»

LA RETE IV: GLADIATREX IN ARENA


Gladiatrex guardò avanti. Era a Roma, un tempo caput mundi ("signora del mondo"), ora capitale d'Italia, centro della Chiesa Cattolica e una delle città più belle e amate al mondo. Verso i Romani antichi, Gladiatrex aveva sempre avuto un misto di disprezzo e ammirazione; il primo le derivava in quanto schiavizzata e usata per giochi violenti (anche se meno di quanto si pensi) come una cosa; il secondo dal vedere cosa essi avevano saputo fare: uno dei più grandi e longevi imperi mai esistiti, un esercito quasi invincibile, incredibili opere d'ingegneria, pari quando non superiori a quelli moderni, e molte altre cose; Roma, anche grazie all'eredità dei greci, era all'avanguardia in tutte le scienze dell'epoca.

Entrò nel Colosseo, di cui aveva ricordi belli e brutti; brutti, perché lì era stata una schiava gladiatrice, arrivando a uccidere un condannato a morte solo perché cristiano durante una delle grandi persecuzioni; belli, perché lì aveva incontrato Omega. Sin da subito lei aveva visto in lui qualcosa di particolare, e lui in lei: era stato l'incontro più bello della sua vita. Non avrebbe mai dimenticato quando i suoi occhi verdi incrociarono quelli azzurri del cattolico, né come lui era riuscito a capire la sua vera natura. Il loro rapporto non fu mai minato dalle loro differenze religiose, e nemmeno l'amore della camuna per gli scherzi seccava così tanto Omega, anche se spesso si lamentava ("mi farai venire un infarto" era ormai una sua frase tipica); i due non avrebbero saputo fare a meno l'uno dell'altra: il loro era un legame davvero a prova di tutto.

Ma non era lì per i ricordi: in base al basamento della corona, uno degli oggetti della serie presa di mira era la Spada di San Pietro, e si trovava a Roma, nelle sabbie sotto l'arena del Colosseo. Inoltre,
quella mattina Omega aveva avvertito tutti: "Ho controllato la torta: le decorazioni sono eccessive, e manca ancora la parte principale". Questa frase banale era in realtà un codice: voleva dire "stavolta ho vinto, ma c'è un'intera organizzazione dietro, e non ne conosco il capo". Intanto che pensava, s'era fatto buio. «Bene» pensò «Ora, potrei trovare la spada e usarla contro il cattivo di turno; invece, mi limiterò con più calma ad aspettare il suo arrivo per bloccarlo prima che trovi il gladio». Lei non lo sapeva, ma sarebbe stato molto più difficile di quanto pensava.

Gladiatrex si nascose (anche attraverso le sue doti magiche) tra le tribune del Colosseo, e aspettò prima che fossero passati i servizi per la pulizia, e poi che arrivasse l'avversario di turno. Quando ormai stava per addormentarsi, vide qualcuno muoversi nelle ombre; si preparò ad agire. —Ehilà, bella serata, eh?— disse con la sua voce scherzosa, comparendo dalle tribune. —E tu chi sei?— chiese il qualcuno, con voce femminile. —Be', di certo non sono un tiramisù, quindi potrei essere un tiramigiù!— rispose Gladiatrex, ridacchiando della sua battuta —scherzi a parte, sono colei che ti ffarà finire in carcere—. —Spiritosa, eh?— commentò la donna, con voce minacciosa —Ora vediamo quanto scherzerai fra poco—.

Prima di poter sparare un'altra delle sue battute, sentì uno strano odore... —Ah, mi vuoi morta per puzza!— rise. Ma poi vide qualcuno che non pensava di vedere, e il suo viso si raggelò...
—Ciao, gladiatrice, ti ricordi di me?—. Tremando, Gladiatrex disse:— Tu sei... quel cristiano che mi fecero uccidere!—.
—Esatto.— fu la risposta —E nonostante il passamontagna e i vestiti diversi, ti riconosco perfettamente—.
—Cosa vuoi?— chiese Gladiatrex, temendo la risposta
—Una cosa sola— rispose l'avversario, che si rivelò travestito da gladiatore trace senza elmo —la VENDETTA—
La attaccò. Gladiatrex si difese con lo scudo (precisamente uno scutum romano), l'unica arma che aveva, ma la situazione era disperata: stavolta lui non era bendato, e lei non se la sentiva di combattere, ricordando il motivo per cui l'aveva ucciso.
Le armi usate in questo scontro:
sopra la Sica e sotto lo Scutum
—Dispiaciuta?— chiese il suo avversario, colpendo ripetutamente lo Scutum di Gladiatrex con la sua Sica —Io no: LA PAGHERAI—. Gladiatrex stavolta pianse, e si sentì spacciata. Rivide la sua vita: lo zio stregone che le insegnava tutti i trucchi del mestiere, i guerrieri che la imprigionavano, l'impresario romano che la trasformava in gladiatrice di varie classi, la caccia alle streghe subita, e l'incontro con Omega. Ma nel rivederla, si accorse che molte cose non combaciavano: prima di tutto, il suo avversario stava parlando in italiano, non in latino; poi, i primi cristiani erano molto più attenti agli ideali di non violenza (compreso il non vendicarsi) portati avanti da Gesù Cristo; infine, l'avversario non usava la sica in maniera corretta: quest'arma, da lei particolarmente temuta, era una spada con una lama ricurva, da usare per penetrare oltre elmi e scudi, mentre l'avversario (che avrebbe dovuto saperlo) la usava per colpire ripetutamente lo scudo. A questo punto capì: l'odore che aveva sentito era di un allucinogeno, lanciato dalla sua vera nemica. «Allora è chiaro cosa devo fare» Il suo scudo, dietro, aveva alcune incisioni per i riti di emergenza, tra cui quello per eliminare gli effetti di sostanze varie: lei pronunciò alcune parole nella sua lingua madre, e l'allucinogeno smise di avere effetto.



—I miei complimenti— disse la sua nemica —ma è troppo tardi: ormai la Spada di S. Pietro è MIA!— e alzò la mano in cui, trionfante, teneva l'arma. Gladiatrex cercò di prendere tempo:—Chi sei?—. —Mio padre abbandonò mia madre, e lei mi rifiutò alla nascita, lasciandomi in un bidone della spazzatura. Lì venni ritrovata dagli Incubus—. Gladiatrex tremò: gli Incubus sono folletti che si nutrono di incubi, che fanno venire loro stessi. —Essi mi insegnarono a usare le erbe per causare incubi e fare molte altre cose, e attraverso di esse mi sono rinforzata molto, assumendo grandi poteri. Intanto io sono cresciuta con un solo desiderio: VENDICARMI!— la donna strinse i pugni, piangendo dalla rabbia —Se questa società fosse meno maschilista, mio padre avrebbe accettato le sue responsabilità, e mia madre forse non mi avrebbe abbandonata. IO SONO STRIXA, E TU MORIRAI—. Gladiatrex rise. —Cosa?— esclamò Strixa, presa alla sprovvista —Ridi? Ti voglio uccidere e tu ridi?—
—E' che il tuo nome è proprio ridicolo! Strixa... AHAHAHAHAH—.
Strixa non apprezzò le sue risate, e la attaccò.

Ma Gladiatrex, pur essendo indubbiamente una buffona, era molto più sveglia di quanto desse a vedere, e usando lo scudo romano (la cui cinghia veniva impugnata, non imbracciata) come un tirapugni, la anticipò con un pugno che la fece incespicare. Subito Gladiatrex cercò di disarmarla, ma ritirò la mano subito: il guanto con cui Strixa teneva la spada era cosparso di sostanze fortemente urticanti. Strixa lanciò una strana sostanza, colpendo Gladiatrex in faccia; l'immortale camuna si sentì stordita e indebolita. Ghignando, Strixa preparò un fendente, ma Gladiatrex alzò lo scudo all'improvviso, colpendole lo stomaco con il bordo; il colpo fu molto potente, tanto da far cadere la Spada di S. Pietro; Gladiatrex la raccolse prima che l'avversaria si riprendesse. —Maledetta— urlò Strixa —Un giorno la pagherai!— E, lanciò una sostanza fumogena. Gladiatrex si preparò ad un attacco a sorpresa, ma la sua avversaria invece uso il fumo per scappare.

Gladiatrex sorrise e se ne andò. Era l'alba, e lei pensava soprattutto a dormire. «E poi» pensò «troverò un nuovo nascondiglio per la spada»

LA RETE III: UN CALICE DI PERICOLO PER OMEGA

Omega X era ad Andria, in Puglia, davanti alla Chiesa di S. Agostino, nata Chiesa di S. Leonardo per mano di Templari, poi affidata agli Agostiniani. Secondo le informazione trovate "casualmente" da Tarpea, entrata "per sbaglio" nei computer dell'Associazione Nazionale degli Archeologi, un archeologo aveva notato che mettendo parte delle decorazioni interne in un particolar modo si ottenevano dei segni precisi; quello stesso archeologo, studiando alcuni testi risalenti all'epoca della costruzione della chiesa, avrebbero dovuto indicare la collocazione di un oggetto molto particolare: il Santo Graal, il calice in cui secondo il mito più conosciuto Gesù bevve per l'ultima volta e in cui venne messo il suo sangue quando sulla croce un romano lo colpì per sincerarsi che fosse morto. Dato che il Santo Graal appariva sul basamento della corona rubata, c'era da aspettarsi che il ladro l'avrebbe ricercata. L'ipotesi sembrava molto forzata, come Littero aveva fatto notare, ma era comunque un punto di partenza.

Iniziò a guardare le decorazioni indicate, e individuò i segni, ma non capiva come disporli. Poi si rese conto che quei segni potevano disporsi come in un puzzle, quindi disegnò i vari segni su un foglio. Tornato all'hotel in cuisostava, li ritagliò e assemblò, ottenendo l'immagine di Castel Del Monte, uno dei luoghi in cui pareva essere stato nascosto il Graal. A questo punto la successione degli avvenimenti era era evidente: i templari avevano trovato il Graal e l'avevano nascosto nella Chiesa di San Leonardo; quando poi l'ordine cadde in disgrazia esso venne trasportato a Castel del Monte, dove non sarebbe mai stato trovato.


CASTEL DEL MONTE
Omega X si risvegliò spaventato; quel maledetto sogno s'era ripresentato mentre sonnecchiava. «Va bene» si disse «Visto che non posso dormire, vediamo di risolvere l'arcano.» si mise a sedere e iniziòa riflettere:«Umh... il nero rappresenta il male e il bianco il bene nella nostra cultura, quindi le due colombe in lotta sono bene e male... Ma la nera stava vincendo!» si mise in piedi tremando: se quella visione riguardava lo scontro che avrebbe quasi sicuramente avuto quella sera, sarebbero stati guai! «Le tre stelle di Dante Alighieri... A quali stelle si riferiva?» In quel momento la sveglia suonò: stava arrivando la notte, e lui doveva essere a Castel del Monte prima del suo avversario.

Entrò nel castello. La sua armatura nera gli dava un vantaggio rispetto a chiunque altro. Iniziò con i suoi poteri a sondare il castello, quando sentì un'altra presenza... si girò, e si trovò davanti Omega X, con passamontagna e soprabito. 

‹Chi sei tu› Omega si rese subito conto che l'avversario gli stava parlando telepaticamente. Nonostante la cosa fosse inquietante, rispose:—Non è affar tuo: se cerchi il Santo Graal, non lo avrai—
Omega sentì la risata dell'avversario nella sua testa. Il colpo fu talmente veloce che solo grazie ai suoi poteri poté evitarlo. Quindi colpì a sua volta, sfondando l'armatura come se fosse stata vuota. Omega rimase sorpreso. «Ma come...» riusciva a percepire uno spirito, ma non c'era il corpo. —Cosa sei, un fantasma?—
‹Non saprei come definirmi› rispose la voce ‹Ero un ragazzo orfano appassionato di occulto, ma un brutto giorno un incidente quasi mi uccise› Mentre Omega sentiva questa storia nella sua testa, l'armatura si rimontò apparentemente da sola, in realtà (capì il nostro eroe) mossa dallo spirito attraverso la telecinesi. ‹Entrai in coma; percepivo ancora il mondo esterno pur non potendo reagire, ma costavo troppo all'ospedale› Omega lo sentì quasi grugnire dalla rabbia ‹Si dissero "non mancherà a nessuno", "la sua vita è inutile", e decisero di lasciarmi morire, come se non valessi niente, come se fossi un oggetto da buttare quando funziona male› Omega rabbrividii mentre l'armatura avanzava ‹Ma con le mie conoscenze occulte ho potuto allearmi con il diavolo, che mi ha estratto l'anima, rendendomi potente.› Prima che Omega si rendesse conto di cosa stava per accadere, si ritrovo quasi strozzato da un'armatura guidata da un... un... nemmeno lui sapeva cosa fosse. ‹Se vuoi darmi un nome, chiamami Black Devil› sentì la voce dell'avversario nella sua testa ‹Ma non ti servirà a molto, visto che morirai›. Omega era disperato, ma in quel momento riuscì, quasi in una folgorazione divina, a capire:«Le tre stelle di Dante indicavano le virtù di Fede, Speranza e Carità, le virtù insegnate da Cristo». Ma c'era un problema: la fede e la speranza non mancavano (su di esse si fondavano i suoi poteri) ma la carità? Come poteva amare quell'essere che s'era alleato con il diavolo, aveva ucciso un uomo e ora stava per ucciderlo? «È chiedere troppo, no?» Ma in quel momento gli sembrò di risentire la voce del padre: "Non considerare un malvagio come un'essere da odiare: ricorda, il male è una malattie causata dall'esperienza, non un gene del DNA". E Omega si ricordò di quello che gli aveva detto Black Devil: volevano fargli un'eutanasia non per pietà del suo dolore, ma solo per togliersi un paziente dalle spalle. Ripensò a quanto terribile possa essere una società in cui le vite umane valgono meno di oggetti, e provò pietà per l'avversario. All'improvviso la presa si allentò. ‹C-cosa succede?›. Omega pensò:«Nonostante tutto, mi dispiace per te, fratello». Sentì un urlo nella sua testa, mentre l'armatura crollava ai suoi piedi.‹NO, mi hai sconfitto, ma non te la caverai: i miei alleati ti distruggeranno›. Omega sentì lo spirito nemico andarsene, e tirò un sospiro di sollievo; ma poi si rese conto di una cosa:«Ha parlato di alleati, devo avvertire gli altri»

LA RETE II –corretto

Servio andò a controllare le medicine, nel caso fosse necessario prendere qualcosa, e Omega restò immerso nei ricordi... ricordi di quanto fosse spaventosa la realtà dell'essere umano.

La storia di Gladiatrex era la più dura nel guppo, ma anche Servio aveva sofferto molto: per le sue deformità, i genitori non l'avevano voluto, e per questo lo prese suo zio come cavia per i suoi esperimenti. «Credo che col tempo si sia affezionato al nipote... almeno, Servio racconta che alla prima prova della macchina del tempo sembrava preoccupato, ma all'inizio non era così». Certo è che lo zio si preoccupò dell'istruzione del ragazzo, che con 20 anni risultava essere il più giovane del gruppo, ma anche il più esperto sulla medicina; inoltre, le gambe meccaniche che riducevano i problemi legati alle deformità di Servio alle gambe erano proprio opera sua. Purtroppo, il giovane non poteva vivere fuori dal gruppo: dopo la morte dello zio, nessuno era disposto ad accettarlo.

Nemmeno a Tarpea era andata molto bene: lavorava come informatica, quando accettò di provare un prototipo di computer a batterie nucleari. L'incidente che seguì un difetto di fabbricazione non la uccise, ma le diede quel sesto senso a mille (o meglio, quella forma di visione delle conseguenze e della realtà) che la rendeva scomoda: a nessuno piace la realtà, e lei i accorgeva di essa sin troppo evidentemente. Per questo finì isolata da tutto e da tutti, finché non incrociò Littero.

Lui era stato un imprudente: trovato un anello magico, cercò di divulgare la scoperta, non pensando ad un semplice fatto: nessuno gli avrebbe creduto. Infatti, ora era ritenuto ufficialmente un folle, quando non un mistificatore. Fu il suo esempio a spingere la sorella Flora a non parlare a nessuno della sua spada magica.

Sapendo tutto questo, Omega a volte si chiedeva «Vale la pena sforzarsi tanto per la nostra società? Non sarebbe più giusto abbatterla?», ma qui ogni volta si ricordava suo padre, che gli diceva sempre "Noi non lottiamo per la società in cui viviamo per la sua bontà, ma perché a pagare sarebbero gli innocenti".

L'INIZIO DELLA NUOVA AVVENTURA
Quando Tarpea trovò le informazioni necessarie, Omega raccolse il resto del gruppo.
La Corona Ferrea si trovava su una base in granito, sulla quale erano raffigurate altri sei reperti: un calice, una spada, una frusta, un cerchio con delle spine, una lancia e un panno bagnato; sotto ognuna di queste immagini c'era una scritta, indicante un luogo preciso.
—Da dove iniziamo?— chiese Gladiatrex.
—Direi da qui— disse Flora indicando il cerchio con le spine —mi sembra una ghirlanda—
—Una ghirlanda fatta con i rovi?— commentò Littero beffardo —Quale idiota sarebbe così malato—
Ma Omega rifletté:—Una ghirlanda... o una corona?—
Tutti si girarono, e compresero: parlava della corona di spine che secondo il vangelo i romani misero su Gesù Cristo per schernirlo.
—Credi che siano tutti oggetti collegati alla passione di Cristo?— chiese Servio.
—Se così fosse— commentò Flora —Il calice potrebbe essere il Santo Graal, e la lancia sarebbe la vera Sacra Lancia, e la spada la vera Spada di San Pietro—
—E la frusta?— chiese Littero —E il panno bagnato?—
—La frusta potrebbe essere stata usata per fustigare quel povero cristo— rispose Gladiatrex, compiacendosi del gioco di parole.
—E il panno bagnato— concluse Omega —forse è il panno con cui gli dettero da bere dell'aceto.—
—E i luoghi indicati allora sono i luoghi dove questi oggetti si trovano— decretò Littero.
Flora annuì.
—Sei luoghi, e noi siamo in sei— disse Omega
—Bene!— esclamò Gladiatrex —Decidiamo chi va dove, e speriamo di fare in tempo.—

LA RETE I-corretto

FURTO NELLA NOTTE
Nel buio della notte, l'archeologo incaricato di fare la guardia a quanto ritrovato nella grotta (i fondi erano troppo scarsi per una guardia vera e propria) si beveva un caffè per rimanere sveglio. Non avrebbe voluto rimanere lì, ma l'importanza dell'ultimo ritrovamento era tale da fargli pesare meno la situazione; probabilmente non avrebbe avuto che delle briciole della fama (e dei soldi ad essa legati) dovuta a tale ritrovamento, ma chissà... «E poi, con tutta la fatica fatta, anche le briciole saranno bene accolte».
In quel preciso momento però, il freddo della notte venne sostituito da un gelo che pareva innaturale al nostro archeologo, che pure all'innaturale non credeva. «Che... che succede» pensò, colto da un attacco di panico. Si guardò intorno, e la vide: un armatura che si muoveva verso di lui. Pensò fosse uno scherzo, quindi si calmò e commentò:—Va bene ragazzi, mi avete spaventato, ora dite: chi c'è sotto quell'elmo?—. In tutta risposta, sentì una gelida risata nella sua testa, e tornò a preoccuparsi. —R-ragazzi— mormorò tremante —O-ora basta con gli scherzi—. Fu un attimo: il braccio si alzò e prima che l'archeologo di guardia potesse dire "Ah" lo colpì in testa con una forza terrificante, lasciandolo a terra morto. Lontano da lì, Omega X si svegliò di soprassalto.

UNO STRANO GRUPPO
Omega
L'ultimo discendente di Ugo Penati, scudiero italiano dell'ultimo gran maestro dei templari Jacques de Molay, si stava risvegliando decisamente male: tutta la notte aveva subito la stessa visione. «Sono impazzito, o è il signore a mandarmi un messaggio?». Aprì gli occhi e quasi stramazzò dalla paura! Poi si calmò e ... —Gladiatrex, lo sai che ho una fobia per quella tua maschera da sciamana preistorica! E poi, da quando una donna entra nella stanza di un uomo di soppiatto!— —E dai— ridacchiò la donna in questione, apparentemente sui 20 anni, in realtà vecchia come le incisioni rupestri della sua Val Camonica —Non fare il serio! Rilassati— —Rilassarmi?!— replicò risentito Omega —Vorrei vedere se entrassi di soppiatto in camera tua vestito da gallo o da legionario romano!— Gladiatrex si incupì e si girò dall'altra parte. —Scusa— disse imbarazzato Omega —Ero arrabbiato... non volevo— L'antica sacerdotessa camuna fece capire con un gesto che non importava.

Gladiatrex
Ultima degli immortali del Neolitico Camuno, la sua vita era cambiata in peggio durante un attacco da parte di un villaggio dotato di armi in bronzo, laddove il suo era rimasto all'Età del Rame. Un immortale, per suicidarsi, deve farlo in un rito con altri immortali, ma lei venne catturata prima di concludere il rito, così non poté più uccidersi. Per molto tempo rimase rinchiusa in una capanna-cella, e torturata da chi l'aveva catturata e dai suoi discendenti, perché rivelasse i suoi segreti arcani, per secoli rimasti nelle mani degli immortali del Colle Sacro, oggi noto come Luine. Alla fine, venne venduta ai romani come schiava, e divenne una gladiatrice.
C'è l'idea che i gladiatori morissero spesso, ma in realtà i gladiatori venivano tenuti in via per via dei costi e dei tempi di addestramento. Lei vinse spesso, ma non venne mai liberata proprio perché per la sua immortalità era in grado di passare da una classe gladiatoria all'altra, e ai suoi padroni non interessava sapere da dove venisse la sua immortalità. Così dovette lottare finché i giochi gladiatori non vennero dichiarati fuori legge: dopo di allora venne liberata, e visse tranquilla occupandosi di cure tramite le erbe mediche fino al 1518, quando la caccia alle streghe in Val Camonica la obbligò a nascondersi grazie alle conoscenze del suo popolo. In seguito, fece vari lavori, tra cui la minatrice nel periodo in cui la Rivoluzione Industriale giunse in Italia, e in miniera imparò a combattere con il manico di piccone; non ebbe però una casa, finché non incontrò Omega X, che con lei formò il gruppo dell'Arma It.
Tornando ai giorni nostri, lei si rianimò quasi subito, essendo di carattere allegro e scherzoso, e ridacchiò:—Ehi, i templari non dovevano svegliarsi alle quattro di mattina, sogni strani o no? Svegliati dunque, che sono le otto e mezza—, quindi se ne andò di sotto.
Omega non si sorprese del fatto che Gladiatrex sapeva del suo sogno, ma ne era seccato:«Quante volte glielo devo ripetere di non guardare nel mio futuro?» Comunque, si cambiò e scese. Nello scendere volse uno sguardo al soggiorno e urlò:—TARPEA!—. Una ragazza di fronte al computer sobbalzò:—Ehilà, capo, dormito bene?—. Omega la guardò piuttosto male.


Tarpea
—Sbaglio, Tarpea, o ti avevo vietato di far fallire i captcha o rallentare i caricamenti?—
—Ma non lo stavo facendo—
—Non ho il tuo sesto senso a mille, ma credo tu mi stia mentendo—
—No, capo, cercavo solo notizie che potessero interessarci...—
—Mmh, per stavolta farò finta di crederci.— concluse Omega, ben conscio della natura ribelle dell'amica, e scese in Sala da Pranzo, dove s'imbattè in altri due membri del gruppo.


—Ciao Omega—
—Buongiorno.—
Flora e Littero Liberis, gemelli identici in tutto tranne che per il sesso, commentavano l'ultimo articolo.
—Che è successo?— chiese Omega, incuriosito.
—Un uomo è stato ucciso e un reperto molto importante è stato trafugato— spiegò Flora
—Bah, non credo che una seconda Corona Ferrea sia così importante.— commentò Littero.
Omega stette ad ascoltare più attentamente: la Corona Ferrea secondo la leggenda era stata costruita a partire da un chiodo della Croce di Cristo ed era un oggetto di enorme potere; ma nell'unica Corona Ferrea conosciuta fino ad allora il cerchio rivestito da placche d'oro era in argento, non in ferro. Certo, se il cerchio della Corona Ferrea trafugata era in ferro, e questo ferro poteva risalire all'età della crocifissione di Gesù Cristo...
I fratelli Flora e Littero Liberis
—L'uomo— continuò Flora seccata —è stati ucciso da un colpo in fronte, per la precisione un pugno con un Guanto d'Arme—
—Il guanto di un'armatura, dunque— riflettè Omega
—Potrebbe essere anche un tirapugni con degli spuntoni, i giornalisti tendono sempre ad esaltare tutto—
—Ma a volte non lo fanno a torto— replicò Flora.
—Basta— ordinò Omega —chiederò a Tarpea di controllare—
—Ma...— accennò Flora
—Sì, dovrò oltrepassare sistemi di sicurezza informatici, ma tanto grazie al suo superintuito può farlo senza rischiare di essere scoperta, e lo sa di poter solo guardare e non toccare.—
Flora sbuffò:—Prima o poi...—
—Sì sì, lo sappiamo— la prese in giro Littero —"sciagura, disgrazia, ecc... ecc..."—
Omega si tolse subito: tra moglie e marito non mettere dito, ma nemmeno tra fratello e sorella

Servio
Servio
Fuori incontrò il sesto membro del gruppo (così li abbiamo finiti tutti): Servio, basso e deforme, ma di buon cuore, dotato di una memoria tale da essere definibile super e con vaste conoscenze marziali e scientifiche, in seguito alla sua convivenza con uno zio scienziato che l'aveva fatto viaggiare nel tempo. Servio lo salutò:—Come va, capo?—
—Bene, Servio— sorrise Omega —Ho solo un problema con un certo sogno—
—Quale?— chiese Servio. Omega gli raccontò il sogno: una colomba nera che lottava con una colomba bianca; ad un certo punto, la colomba nera si portava al di sopra di quella bianca e la attaccava dall'alto, mettendolo in difficoltà, ma a quel punto una voce urlava:"Ricordati le tre stelle di Dante Alighieri"—
—Non saprei come interpretarlo— commentò Servio —Ma se è una visione, sicuramente si svelerà da sola— Omega annuì.