DOPO LA FUSIONE 2: PROBLEMI ECCLESIALI

Si alzò. L’ultima cosa che ricordava era la sua fuga da Ewoner e Melpomene. Poi era andato a sbattere contro una porta. Sentì il caldo delle coperte, e si disse: «Ma sì, è stato tutto un incubo. Ora mi alzo, e non sarò un mezzo vampiro». Si alzò, e si portò le mani alla bocca. Ma Vladimiro si rese ben presto conto che non era un incubo: la fusione c’era stata, la montagna era crollata sulla sua casa e s’era scontrato veramente con quel vampiro, uccidendolo, ma restandone ferito. Ricordava ancora il dolore,mentre diventava un mezzo-vampiro, costretto a nutrirsi di sangue per sopravvivere. sospirò.

All’improvviso sentì un movimento accanto a lui. S’allarmò, e una figura esclamò:—Evvai! Sei vivo! Quando
Jacques de Maolay, ultimo
Gran Maestro dei Templari.
ti sei scontrato con quello spigolo al portone del monastero tutte le consorelle dicevano che non potevi farcela, e invece ce l’hai fatta! Glielo avevo detto, io che un mezzo-vampiro è abbastanza resistente!— S’accese la luce. Vladimiro vide la ragazza che strepitava gioiosamente, ma con una compostezza insospettabile: aveva una cotta di maglia luminosa sotto una tunica con una croce templare. Sapeva (aggiornato da Ewoner) che l’ordine templare era stato ricostituito anche con componenti donne, ma non ne aveva mai visto uno (anche se in questo caso è bene parlare di una). Tanto per chiarirci, non è che i monasteri sono sopravvissuti: si parla di una zona di tende in mezzo ad una palizzata in legno, con cenni di modernità (pannelli solari qua e là)

Poco dopo fu portato dal vescovo, che era anche cardinale, Mons. Teofilo. Il sant’uomo era un buon sacerdote, di quelli che si preoccupano degli altri e di rimanere integri nonostante le tentazioni del denaro e del potere. Ed era questo a preoccuparlo: nella nomina del nuovo Papa, si erano presentati alcuni tridimensionali, ovvero persone di un’altra epoca tornate in vita, che avevano avuto il titolo. Tra di essi, un tal Roderic de Borja, il quale affermava di essere stato un Papa apprezzato e amato, ma data la perdita della memoria storica nessuno avrebbe saputo dire cosa aveva fatto. In compenso, alcune sue parole facevano pensare a un uomo più preoccupato del ruolo politico di quello spirituale, e questo preoccupava il buon Teofilo. Ciò nonostante, voleva vedere come stava l’uomo (mezzo-vampiro, ma non gli interessava più di tanto) scontratosi con la porta del monastero. Da buon mistico, poteva leggere il cuore di Vladimiro, e così vide i suoi affanni. Così, e lo convinse a confidarsi. Ed ecco quanto gli venne confidato:

—Monsignore, non so più chi sono… cioè, ho questi due denti da vampiro, un’inarrestabile sete di sangue (e non per modo di dire), una forza superiore al normale, ma non mi sento un vampiro! Non brucio al sole, posso guardarmi allo specchio, esito ad attaccare altri esseri pensanti, il sangue animale non mi dispiace, ma non me la sento di affermare di essere un umano.—

—Figliolo— rispose il Monsignore —non posso darti una risposta, anche se vorrei. Ma sappi una cosa: tu resti figlio di Dio, da uomo o da vampiro, indistintamente.— Dopo si scusò, e andò via: c’era il conclave. Vladimiro restò lì, con la templare che l’aveva salvato, Micale.

—È giunto il tempo delle votazioni— affermò il Cardinale Decano. Rodrigo era soddisfatto: aveva convinto molti cardinali. Teofilo era preoccupato proprio per questo: qualcosa gli diceva di non fidarsi, ma cosa poteva fare? Ma proprio quando ormai tutti i dubbi relativi alle procedure furono chiariti e si stava per dare il via alla votazione, un gruppo di templari entrò, guidato dal Gran Maestro in persona, che urlò:—FERMI! Tra di voi, c’è un candidato indegno!—

Roderic da Borja, approfittando della confusione, provò a fuggire, ma fu fermato da un pugno più veloce di una saetta e più potente di un uragano. E dalla penombra da cui era partito, Vladimiro enunciò:—E non riprovarci, Rodrigo Borgia—

—Per fortuna— enunciò l’ex-papa Alessandro VI, noto per le trame politiche fatte con il figlio Cesare Borgia (detto il Valentino perché ex-conte di Valencia), e alzò una mano, evocando un mostro immenso, sufficientemente forte per superare la protezione divina di religiosi e monaci mistici (Dio fa le cose per bene, ma non va mai contro le sue stesse leggi, secondo le quali non si può superare un tot di potenza senza rischiare la distruzione del cosmo). Il mostro iniziò a distruggere. Il Gran Maestro dei Templari si buttò contro di lui…—NOOO!— urlò Micale, quando il mostrò schiacciò il Gran Maestro. Ma qui accadde qualcosa di straordinario: fulmini e saette circondando il mostro in un vortice elettrico, il quale girò intorno al mostro in un moto centripeto (va verso il centro) fino a colpirlo e distruggerlo. Borgia, senza più difese, morì.

—Grazie, Vladimiro: senza di te non ci saremmo mai accorti di quel libro—

—Non ho fatto nulla di speciale, Micale—

—No— disse Teofilo —solo un mezzo vampiro poteva accorgersi del titolo di quel libro, nel buio della zona storica della biblioteca, ancora fuori dalla nuova corrente elettrica, senza avere intenti malvagi.—

—Grazie, Monsignore.— rispose Vladimiro. Poco dopo, Micale raggiunse il monastero dove sarebbe stato eletto il nuovo Gran Maestro e Mons. Teofilo si diresse alla zona del bosco dove si sarebbe fatto un nuovo Conclave. Vladimiro restò solo, ma non ebbe più dubbi su chi era: Vladimiro il mezzo vampiro viandante, potente come un vampiro, ma libero di scegliere tra Bene e Male come un umano; e la sua scelta ormai era fatta.

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