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I POSEIDONIANI

Poseidoniano
—POSEIDONIANI!—
—PRESTO, AI POSTI DI COMBATTIMENTO!—
Anno 194 dopo l'Astromigrazione, sulla Fulmine Nero tutte le misure di emergenza vengono prese, mentre ci si prepara allo scontro con una nave di alieni ostili agli esseri umani.
Mentre l'altra astronave si preparava all'attacco, il Capitano Ursico ordinò:—Quando lo dico io, aumentate la distorsione spazio-temporale di tre livelli— e si mise al timone. I Poseidoniani presero la mira, e il capitano urlò:—ORA!—, girando nel frattempo il timone. La Fulmine Nero evitò il colpo laser per un pelo e si ritrovò sotto la nave nemica. —FUOCO VERSO L'ALTO!— ordinò il capitano, e i raggi laser della Fulmine Nero distrussero l'astronave avversaria, senza lasciare sopravvissuti.

Poco dopo, nella cabina entrò un ragazzino a chiedere —Capitano, perché i Poseidoniani ce l'hanno tutti con noi? Mamma dice che sono divisi in nazioni a volte nemiche, quindi perché sono tutti nostri nemici?—
Il Capitano sospirò, e rispose:—Vedi, piccolo, gli scheletri dei Poseidoniani contengono grosse quantità di Platino, un metallo prezioso sulla terra ma abbondante sul loro pianeta, e questo ha fatto sì che uomini cattivi in passato li cacciassero per impadronirsene—
—Oh—
—Quando ci spostammo nello spazio, già da tempo era stata vietata tale pratica, ma i Poseidoniani non c'hanno perdonati, e passeranno ancora secoli prima che questo possa accadere, a meno che non accada qualcosa d'imprevedibile.—

In un'altra sala, Vulpio e Lutea erano stati costretti con altri membri dell'equipaggio ad ascoltare la discussione in atto tra il professor Grifo e il professor Leonida.
—Questi attacchi avvengono perché noi umani saremmo dovuti rimanere sulla terra: là sarebbe più facile difendersi!—
—Macché: la verità è che noi dobbiamo aumentare il nostro legame con lo spazio! Noi esseri umani potremmo diventare una specie spaziale, se solo potessimo, e in questo caso non avremmo problemi con nessuno.—
—Ma per favore la pianti, utopista!—
—Vecchiume!—
—Astromaniaco!—
Intanto che litigavano, il resto dell'equipaggio, completamente disinteressato a tali discussioni, li lasciò a litigare.
—Sai, Vulpio, forse dovremmo tornare da loro per calmarli— propose Lutea al marito, il quale rispose:—Ma no, sono adulti ormai: urleranno un po' e poi si calmeranno. Ora andiamo a controllare le merci—

Le rotte delle astronavi umane nel 194 dopo l'Astromigrazione si dirigono verso precisi punti, facili da difendere e controllare, dove avvengono fiere per la compravendita di oggetti accumulati durante i viaggi e le soste sui vari pianeti, oltre che dalle lotte con i popoli ostili e dalla produzione interna delle astronavi stesse. Questo consente alle Astronavi-Città di rifornirsi e di aggiornarsi, e all'umanità intera un po' di pausa. Vulpio e Lutea controllarono le merci, e non trovarono nulla di strano. Uscendo, però, videro i professori Grifo e Leonida malconci andare dal dottore; Lutea guardò il marito come a dire "te l'avevo detto, io", mentre lui, un po' scombussolato, resto fermo con una faccia ebete per un paio di secondi, poi si riprese e disse alla moglie:—Emh, andiamo a preparare la cena?—

UN GIORNO SU UN ASTRONAVE-CITTÀ

—Come sta, dottore?—
—Non si preoccupi, signora Ycri, suo figlio ha solo un metabolismo veloce, e il fatto di dover risparmiare sul cibo può dare problemi. Ora gli farò mangiare questa pastiglia, ricca di principi nutritivi, e poi inizieremo la cura a base di integratori. A fine mese gli ridarò un'occhiata per vedere se il suo metabolismo è rallentato a sufficienza per sopravvivere su un astronave.—
—Visto, non dovevi preoccuparti.—
Quest'ultima frase è stata detta da Lutea Pink-Rubri, la nuova arrivata sull'astronave-città Fulmine Nero. È l'anno 194 dopo lo spostamento dalla Terra allo Spazio, chiamato Astromigrazione.
Lutea e suo marito Vulpio s'erano adattati in fretta all'Astronave-città, facendo amicizia con gli altri componenti dell'equipaggio.
All'improvviso suonò l'allarme: i bambini e gli anziani vennero portati al sicuro verso io centro dell'astronave, gli altri si mossero verso i corridoi laterali, da dove potevano vedere cosa accadeva all'esterno, tutti si misero le tute spaziali, prevedendone un possibile utilizzo.
Dalle finestre-radar si potevano osservare un astronave che batteva una bandiera di un altro mondo. Vulpio, laureato in Astronomia, riconobbe i simboli del Pianeta I-45, noto come Pianeta Poseidone, i cui abitanti erano ostili ai terrestri. I poseidoniani attaccarono la Fulmine Nero con l'evidente obbiettivo di saccheggiarla, ma colpirono la zona gammavoltaica, che assorbì i colpi laser. La mira della Fulmine Nero fu più precisa: colpì i cannoni laser. L'astronave poseidoniana si lanciò in un attacco diretto, ma venne preceduta dalla Fulmine Nero, la cui punta penetrò perfettamente attraverso l'astronave avversaria. Cessato l'allarme, tutti tornarono alle abituali mansioni. Il Capitano Ursico ordinò di andare a prendere i sopravvissuti e di saccheggiare la nave. —Per fortuna— commentò —È raro incontrare astronavi di altri mondi: di solito ognuno sta per sé.— Infatti, i poseidoniani in questione si rivelarono pirati spaziali, che come tutti i pirati spaziali agivano contro le popolazioni nemiche. Fu Lutea, inviata perché brava pilota, a trovare il capitano.
L'aspetto del poseidoniano le era evidente sotto la tuta, fatta di un materiale trasparente e resistente che si poteva trovare sul loro pianeta in gran quantità: completamente immerso nell'acqua, di umano avevano solo la fronte ampia e piatta e la postura eretta; per il resto, era più simile a una raganella con la faccia piatta: la pelle era senza peli e viscida all'apparire, non aveva né naso né orecchie né mento, la sua bocca e i suoi occhi senza iride erano enormi e il collo non era distinto né dalla testa né dalle spalle. Per il resto, era coperto da vesti permeabili; le venne spiegato che queste creature respirano con la pelle come gli anfibi e hanno bisogno di acqua. Era evidente come queste creature facessero parte di un mondo dove era favorito un stile di vita anfibio (ma non sono anfibi perché le categorie terrestri non valgono per gli altri pianeti). Gli stessi suoni emessi (trascritti sul computer e tradotti) non avevano nulla di umano: sembravano più diverse varianti  del gracidare delle raganelle, e venivano emessi tramite il classico gonfiarsi e sgonfiarsi della gola.
In quanto pirati, furono chiusi nelle segrete e venne chiamata la polizia spaziale. Intanto, Lutea e Vulpio erano tornati nella loro cabina, a raccontarsi le loro esperienze di quel giorno. Il capitano invece rimase nella cabina di comando, dove rifletteva.