Le basi della teoria sono:
- L'impossibilità di una crescita infinita, che contraddirebbe le leggi della natura ("nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto si trasforma", salvo interventi divini)
- Il dubbio sulla possibilità di separare la crescita dall'impatto ambientale
- L'esistenza di forme di ricchezza diverse da beni materiali e servizi privati non considerate dal calcolo della crescita materiale, tra cui la salute ambientale, la giustizia, le buone relazioni tra i cittadini, l'uguaglianza, la democrazia, il welfare e altro.
- I cittadini delle società attuali, presi dal consumo materiale, non considerano lo scadimento di ricchezze come la qualità della vita e sottovalutano le reazioni degli esclusi, come la violenza nella periferie o il risentimento contro gli occidentali nei paesi esclusi dallo (o limitati nello) sviluppo economico di tipo occidentale.
Il concetto di base, quindi, è questo: le ricchezze sono poche e mal gestite, oltre che concentrate nelle mani di pochi, a svantaggio di molti. L'idea è che i paesi ricchi rinuncino a parte della loro ricchezza a favore dei paesi più poveri, e questo vale anche per le persone.
In pratica, i sostenitori di tale teoria (tra cui l'italiano Maurizio Pallante) richiedono una ridistribuzione delle ricchezze e di considerare la ricchezza di un paese non in base a quanto produce, ma al benessere delle persone e dell'ambiente. Di fondo, si parla non di sviluppo sostenibile, ma di economia sostenibile, di porre un limite alla crescita, di usare le tecnologie per il benessere della gente e non per produrre, e di ricordarsi che di pianeta ne abbiamo uno, dotato di risorse limitate da usare con parsimonia.
Nella pratica:
- TECNOLOGIA: usata per ridurre i consumi di energia e materie prime e i rifiuti conseguenti, con meno costi, minor impatto ambientali e maggiore occupazione utile
- STILI DI VITA: favorire l'autoproduzione, la reciprocità e il dono nei beni e nei servizi, modificare la visione del mondo, valutando in base alle possibilità di futuro, ridurre gli orari di lavoro (aumentando quindi l'occupazione e il tempo libero per le relazioni, per l'autoproduzione e per se stessi)
È una spiegazione semplice e veloce. Voi cosa ne dite?
La critica più evidente è quella

Nessun commento:
Posta un commento