IN TRAPPOLA

Vladimiro osservò il paesaggio: in base ai suoi ricordi, lì si sarebbe dovuta trovare Napoli, oppure un paese vicino. C'era però qualcosa di strano: il Vesuvio era ancora in piedi, non esploso come tutti gli altri vulcani durante la fusione. «Cercherò una spiegazione dopo, o forse mai» decise Vladimiro «Ora ho altro a cui pensare». Si girò verso quello che era caduto nella sua trappola e disse:—Allora, sto cercando un nano e una sopravvissuta alla fusione. Ho trovato le loro tracce, ma poi le ho trovate confuse con altre. Di' la verità: li avete catturati voi?— il ragazzo tremò, e quando Vladimiro si avvicinò cominciò a urlare terrorizzato:—Sì li abbiamo catturati noi! Li giustizieremo domani ma la prego, mi risparmi!—. Vladimiro sorrise: era quello che voleva sapere. Imbavagliò il ragazzo e lo nascose tra i rami dell'albero alle cui radici si trovavano. Quindi marciò verso l'accampamento dei nougeni razzisti.

Luwen si guardò, e ruppe lo specchio furiosa. All'imporvviso, sentì una voce:—Sai mi sono sorpreso di vedere in mezzo a questi fanatici una mezz'elfa, ma ora credo di capire.— Luwen si girò, e si ritrovò davanti un uomo pallido, dagli occhi vitrei... simile ad un vampiro, ma senza alcun problema con la luce del giorno. Prese la spada, ma Vladimiro le bloccò il braccio con la sua velocità sovrumana:—Stia calma, signorina...— —Luwen— rispose lei a denti stretti. —Bene, signorina Luwen—continuò il nostro amico—Mi chiamo Vladimiro e sono qui per i miei amici, che avete catturato stamattina— —E come pensi di cavartela?—gli chiese la ragazza guardandolo minacciosa —Be', siccome non ha ancora chiamato nessuno...— replicò Vladimiro —Non ne ho bisogno— affermò Luwen —Allora perché non reagisce?— disse il nostro amico in tutta risposta, lasciandole andare il braccio. I due si guardarono, l'no con un'occhiata che sembrava dirle "Su, attacca", e l'altra che non sembravaaverne l'intenzione. Infine Luwen posò la spada, e scoppiò a piangere. Vladimiro si avvicinò e spiegò:—Mi dispiace, ho capito subito che ti sentivi male per tutto questo, così nell'entrare di nascosto nell'accampamento e nel vederti ho pensato di parlarti in privato, dove l'assenza dei tuoi compagni ti avrebbe lasciato libera di mostrare quello che pensi veramente— —È che... ho passato tutta la vita a nascondere quello che sono, per farmi accettare—lacrimò Luwen—e non voglio rovinare tutto...—
—Ero sola, orfana, e loro avrebbero potuto darmi protezione... e ora sono gli unici amici che ho—. Vladimiro replicò:—Se devi mentire per farti accettare, non sono veri amici.— Si riguardarono, e si videro in modo diverso da prima. —Luwen— disse infine il nostro amico —Vuoi aiutarmi?—

Ewoner e Melpomene vennero portati in alto, sulla rupe. Il vento faceva fremere le foglie del bosco, in un sibilo che amplificava il terrore. —Ora— disse il capo dei razzisti — La sporca quadridimensionale e lo sporco nano saranno bruciati su da questa rupe, e le loro ceneri verranno sparse al vento, perché di loro nulla rimanga!— e cominciò con un discorso sull'ingiustizia che certuni fossero usciti alla distruzione del proprio mondo e sul chiaro errore da correggere con la morte che erano i non umani. Il discorso in realtà aveva ben poco senso, e un esperto oratore l'avrebbe trovato una roba da bambini di cinque anni, ma ai razzisti piacque. —Pertanto— conckuse il capo dei razzisti —la feccia non umano nougena è da eliminare senza indugio, come tutti vi sapete. Per farlo...— All'improvviso, un enorme masso cadde sui razzisti, bloccando il rito e causando confusione. Mentre il capo cercava di ristabilire l'ordine imprecando contro i massi vaganti e parlando di complotti a caso, Luwen approfittò della confusione per avvicinarsi agli altri due e li liberò, sotto gli occhi sorpresi di Ewoner ma non di Melpomene, che sorrise. 

Ma se il gruppo dei razzisti era facilmente ingannabile, non così il capo, che si rese conto della scomparsa di Luwen e, giratosi verso il palo a cui aveva legato Melpomene e Ewoner, vide le corde tagliate. Non gli fu difficile collegare le due cose e urlò:—La feccia è in fuga idioti! Muovete il culo e andateli a riprendere!— Ewoner, Luwen e Melpomene erano quasi arrivati al bosco, dove avrebbero potuto nascondersi, ma il capo si mise davanti a loro all'improvviso: l'accampamento non era così grande. Ghignò e disse:—Sai, mezz'elfa, per tutti questi anni ho finto di credere alla storiella della mutazione genetica, ma sapevo che non stava in piedi.—si avvicinò e parlò:—Sappi però che posso salvarti dai ragazzi che stanno arrivando... se accetti le mie condizioni: me, oppure la morte— Luwen capì cosa intendeva e lo guardò disgustata, quindi urlò:—Sei solo uno sporco maiale! E i tuoi sono solo degli idioti per non aver capito che sono proprio una mezz'elfa—. Intanto i razzisti erano arrivati, ed erano furiosi. Il capo digrignò i denti e urlò:—Bene. Visto che è così, io ordino che vengano tutti e tre messi a...— prima che potesse dire qualcosa, un altro enorme masso schiacciò metà dei ragazzi. Ewoner ne approfittò subito:—Salazam!—. Dei raggi colpirono i razzisti rimasti, mentre Luwen colpiva il capo ancora basito. Quindi scapparono, e Luwen li portò da Vladimiro.

La gioia di incontrare nuovamente l'amico durò poco: il capo dei razzisti s'era ripreso in fretta e li aveva seguiti, sebbene i suoi fossero ancora storditi dall'incantesimo di Ewoner. —La vostra fortuna è finita, feccia— grugnì —questa spada può uccidervi tutti— Prima che chiunque facesse qualcosa, Luwen spostò Vladimiro, prendendo in mano la spada. Digrignò i denti e lanciò il suo urlo di battaglia, che risuonò lungo tutto il bosco, intimorendo tutti gli animali e facendo scuotere i rami. Ma il capo dei razzisti non s'impressionò. All'improvviso, la terra si mise a tremare, e dalla sommità del Vesuvio e dai vicini Campi Flegrei uscì un fumo... Ormai la situazione era disperata: davanti a loro, un folle con una spada magica e tutte le intenzioni di massacrarli; dietro, il Vesuvio sembrava proprio voler eruttare: la fusione dimensionale stava per scatenare il suo ultimo cataclisma.

Luwen schivò per un pelo la spada magica, che tagliò un'enorme roccia come se fosse stata burro. Luwen non poteva nemmeno parare o deviare l'arma avversaria, perché la sua spada sarebbe andata distrutta contro quella magica del capobanda. Vladimiro cercò di colpirlo con un pugno, ma mancò poco che la lama lo tagliasse in due. Ewoner lanciò una palla di fuoco, ma la spada la neutralizzò: nessuno poteva avvicinarsi senza rischiare la vita, ma gli attacchi a distanza sembravano inutili. All'improvviso Melpomene si buttò contro di lui: ghignando il capo dei razzisti alzò il braccio per colpirla, ma subì un improvviso crampo alla mano, per il quale la spada gli cadde; Melpomene lo colpì con un pugno talmente potente che lui volò via. Intanto però il Vesuvio stava esplodendo veramente. —Tutti attorno a me— urlò Ewoner —cercherò di teletrasportarci via tutti—. I nostri amici si attaccarono al nano (praticamente nascondendolo alla vista, essendo tutti e tre più alti di lui) e lui iniziò a concentrarsi sull'incantesimo (cosa difficile quando il mondo ti casca addosso). Melpomene sorrise, mormorando:—So che puoi farcela, Ewoner—, così a bassa voce che non la sentì nessuno. Tutti invece si accorsero che Ewoner riuscì finalmente a concentrarsi a sufficienza per teletrasportare via tutti. Il terribile capo dei razzisti si riprese dal pugno di Melpomene giusto in tempo per vedere i nostri amici svanire, dopodiché, girandosi, vide il Vesuvio eruttare; cercò di scappare, sapendo che nemmeno la sua spada magica lo avrebbe protetto, ma la marea di ceneri bollenti emessa dal vulcano lo raggiunse e lo ricoprì, soffocandolo.

Ewoner crollò a terra esausto per lo sforzo, e Melpomene lo aiutò a riprendersi. Vladimiro e Luwen invece guardarono i danni del vulcano, ringraziando il cielo di non essere più in quel marasma. Vladimiro quindi condusse il gruppo al villaggio di Teofilo e Micale, che furono felicissimi di incontrarlo di nuovo. Quella sera ci fu festa; non che ci fosse un vero motivo, visto che dei quattro solo Vladimiro era noto al villaggio, ma la gente del villaggio amava molto le feste, e una scusa valeva l'altra. Durante la festa, Vladimiro ringraziò Luwen:—Senza il tuo aiuto, non so se sarei riuscito a salvare i miei amici—. Luwen scosse la testa e rispose:—Grazie a te per avermi liberata dalla gabbia che mi ero costruita da sola.—

SEGUIMI SU: Facebook  – Pagina FacebookTwitterGoogle+Ask Deviantart– Tumblr

Nessun commento:

Articoli Correlati

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...