DA ROMA VERSO SUD

Roma, la città eterna; così la chiamavano, "eterna", come se qualcosa fosse eterno nel mondo naturale. La fusione non ha risparmiato neanche lei. Ora, tra le rovine una ragazza guardava tutto ciò come stordita. Era da alcuni giorni che lei e gli altri sopravvissuti di Roma cercavano tra le macerie i ricordi della vita precedente e qualcosa per sopravvivere al prossimo inverno. Ricordava Roma, ricordava i suoi parenti e amici, ormai morti nella fusione. L'unica cosa che non ricordava... era il suo nome; era come se la fusione le avesse voluto togliere anche l'identità. Mentre pensava queste cose, scivolò nel fango lasciato dallo straripamento del Tevere. Mentre si rialzava, qualcuno le tese una mano: lei alzò la testa, e vide un uomo molto pallido davanti a lei, che si presentò:—Lasci che la aiuti, signorina—

Ewoner riguardò la ragazza, quindi ripeté al compagno:—Mi spieghi perché te la sei tirata dietro, Vladimiro?—. Vladimiro, ovvero l'uomo pallido che aveva raccolto la romana, rispose:—Mio caro amico, tu come tutti i nani, nonché gli elfi, gli orchi, i troll e così via siete divenuti reali con la fusione, sebbene non sia chiaro il modo, ma io e lei no: la fusione ci ha devastato l'animo più di quanto abbia fatto con le nostre case.—
—Ok ok, ma è normale che preghi dicendo cose tipo "Perdona i miei peccati" invece di "fammi trovare un mucchio d'oro"?— chiese il nano.
—Vuol dire che è una credente sincera, Ewoner— rispose Vladimiro —Per lei la fede è una via da seguire, non una merce di scambio o una serie di regole da imporre, e, in questo momento, un rifugio per trovare sollievo di fronte a tanta morte—
—Sì sì— sbuffò Ewoner, che per essere un mago era un tipo molto più pratico (come la maggioranza dei nani, d'altronde) del'amico Vladimiro —Ma quello che intendevo è: tra tutti i romani sopravvissuti, perché proprio lei?—
Vladimiro sospirò e disse:—Perché è l'unica a non appartenere a nessun gruppo—

Era vero: lei aveva provato a stare in alcuni gruppi, ma non le era stato facile: era come se tutti le causassero una sorta di repulsione. O forse ciò che non le andava giù era l'ostilità tra i vari gruppi formatisi, quasi come se essere considerati i migliori contasse più di sopravvivere ad un mondo così mutato e pericoloso. Intanto, era pronto il pranzo, e lei mise fine alle sue meditazioni. —Allora, come stai?— le chiese Vladimiro —Un po' meglio, grazie.— rispose. Ewoner sbuffò: non era un tipo molto cordiale. I tre iniziarono a cenare, quando Vladimiro le chiese:—Dimmi, come hai scelto di chiamarti dopo la fusione—. Lei non rispose subito: non l'aveva ancora scelto. Velocissima cercò un nome, e ne trovò uno che le piacesse poco prima che Vladimiro ripetesse la domanda:—Melpomene. Chiamatemi Melpomene—.

—Dove andiamo?— chiese Vladimiro a Ewoner, che era il capogruppo. Ewoner rispose:—Se i miei poteri non m'ingannano, non lontano da qui c'è una grotta in cui poter dormire abbastanza sicuramente—. Quando arrivarono, Melpomene e Vladimiro ebbero un sussulto. Ewoner chiese:—Cosa c'è? È un po' piccola, ma comoda, ve l'assicuro.— —Non ne dubitiamo— disse Vladimiro, sconvolto in viso —Ma questa grotta in realtà è ciò che rimane del Colosseo— —Di che?—. Ci volle un po' prima di riuscire a spiegare a Ewoner che vedere un edificio sopravvissuto ai secoli crollato improvvisamente non era proprio un bello spettacolo per dei sopravvissuti, soprattutto se si trattava di un edificio con un elevato valore simbolico. Comunque, alla fine passarono lì la notte. Melpomene e Ewoner cenarono, mentre Vladimiro andò in perlustrazione, affermando di aver sentito qualcosa che lo preoccupava. —Non preoccupatevi, ho notato delle more e dei lamponi venendo— rispose quando gli chiesero se voleva un po' di cibo. Ewoner notò:—Non credo ti basteranno per vivere. Tanto più che fai così da quando ci conosciamo—. Vladimiro rispose:—Non preoccuparti, ho visto anche altro da mangiare—. Ewoner sospirò, ma dovette lasciarlo andare. Quando Vladimiro arrivò, Melpomene notò una macchia rossa sull'angolo della bocca, e lui spiegò:—Dev'essere una delle bacche che ho mangiato—. Mentre si ripuliva, Melpomene notò anche una cicatrice sul collo, che Ewoner non aveva mai notato –ma "D'altronde, ho di meglio da fare che guardare i colli dei miei compagni di viaggio. Vladimiro rispose:—Mi sono tagliato cadendo su un masso.— Tuttavia, Melpomene non poté fare a meno di notare un leggero spavento. 

Il giorno dopo, si mossero verso sud. Dopo alcuni giorni, Ewoner avvertì i due compagni:—Attenti ragazzi: ieri ho sentito dire da alcuni che passando di qua si rischia di ritrovarsi contro un gruppo fortemente razzista e xenofobo formato da uomini Nougeni*: non gli piacciono né i nani né i sopravvissuti—. Avanzarono comunque per un po', sia pure cautamente. Mentre attraversavano un sentiero di montagna, la parte su cui camminava Melpomene cadde, e lei si ritrovò su uno spiazzo più in giù. Sentì qualcuno urlare:—Chi c'è qui?—. Melpomene si girò, e si vide davanti un Nougeno , riconoscibile per gli occhi più grandi dei suoi; questi appena la vide sbraitò:—Cosa ci fai qui, sporca sopravvissuta? Dovresti essere morta col tuo mondo! Ora rimedio io all'errore— e alzò la spada contro di lei. Melpomene chiuse gli occhi spaventata, ma non venne colpita: sentì un urlo, e riaprendo gli occhi vide Vladimiro avvinghiato all'avversario. —Ma come hai fatto a scendere così in fretta— disse spaventata. Vladimiro non rispose, ma azzannò il Nougeno, che prima sbiancò e poi cadde morto. Vladimiro lo lasciò cadere, e Melpomene vide del sangue scendere dai suoi denti... o meglio, dai sui due lunghi canini... Vladimiro era un vampiro? Melpomene non riusciva a crederci... —Un momento... il sole non ti uccide! Quindi non sei un vampiro... ma allora...— Vladimiro abbassò un attimo la testa, e poi le mostrò di nuovo il segno sul collo: non un morso, ma un graffio; la maledizione non lo aveva toccato, ma lo aveva sfiorato, e qualche effetto lo aveva avuto. Vladimiro chiuse un attimo gli occhi, mentre Ewoner li raggiungeva con i suoi poteri, e poi scappò a velocità sovrumana.

*Umani di popoli e varietà non esistenti prima della fusione, o comunque nati non nella realtà pre-fusione ma in quelle che erano storie, leggende, romanzi, racconti, fumetti, ecc...

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