FINALE CON TANTO DI FUOCHI

Omega attese con pazienza, appoggiato al lampione, fino a quando dal buio uscì la figura dell'uomo che aspettava. —Ciao, Omega— salutò la figura nell'ombra del vicolo.
—Felice di vederti, Salvatore— rispose Omega sorridendo.
L'uomo uscì dalle ombre, sebbene la falda del cappello ne coprisse comunque parte del volto.
Salvatore era un altro supereroe, ma molto meno leale di Omega, sebbene di norma evitasse anche lui di uccidere. Il suo potere era di mimetizzarsi nelle ombre, compresa la sua, quindi di diventare praticamente invisibile; inoltre, Salvatore era dotato di una mira eccezionale, un'enorme abilità e precisione con il coltello ed era capace di venire alle mani anche contro avversari più grossi di lui; tutto questo, unito alla sua tendenza a colpi improvvisi, spesso alle spalle, lo rendeva molto efficiente.
Era membro di un altro gruppo di supereroi, particolarmente impegnata contro organizzazioni criminali note e no, motivo per cui avevano molti informatori, venendo a sapere di cose nascoste persino a Tarpea. Proprio per questo Omega aveva chiesto di incontrare uno di loro: i vari gruppi infatti collaboravano spesso, per mantenere contatti saldi nel caso si fossero trovati a combattere lo stesso nemico. In questo caso, Omega si era rivolto a loro nella speranza che i movimenti dei loro nemici avessero creato chiacchiere nel sottobosco criminale. Era stato fortunato: la ricerca di gente adatta aveva permesso il diffondersi di strane voci, e Salvatore, dopo un'attenta analisi per scartare le ipotesi campate in aria, era riuscito a sapere qualcosa dei capi dell'organizzazione che tanto filo da torcere aveva dato all'Arma It.
—Sono due, fratello e sorella, gemelli dizigoti per l'esattezza.— esordì Salvatore —Lei sarebbe un'illusionista—
—Non mi sembra così pericoloso— commentò Omega
—Normalmente no— ammise Salvatore —Ma lei riesce a trasformare i suoi trucchi in armi letali. Inoltre può usare trucchi molto complessi senza macchine particolari. Qualcuno mi ha detto di averla vista strangolare un uomo con un fazzoletto uscito dalla sua manica e controllato quasi mentalmente—
—Interessante... E lui?— chiese Omega
—Di lui si sa solo che possiede numerosi manufatti antichi, dotati di poteri straordinari. Le voci più affidabili lo indicano come legato ai circoli archeologici, ma non saprei dirti di più. So che queste informazioni non sono molto d'aiuto per trovarli, ma non saprei dove altro andare a parare.— concluse Salvatore.
—Ci faremo bastare queste informazioni— assicurò Omega. —Grazie, amico, ti devo un favore—
—Limita le critiche ai miei metodi e sarò soddisfatto: mi danno fastidio— rispose Salvatore, e i due amici risero insieme.

LA BATTAGLIA FINALE
Le indagini dell'Arma It durarono relativamente poco tempo: Littero e Flora avevano riconosciuto subito i due gemelli, così i membri del gruppo si divisero, per affrontarli separatamente.

Ottavio De'Antonis stava studiando dei dossier, quando all'improvviso qualcuno bussò.
—Avanti— disse.
—Buon giorno— esordì la donna che entrò nello studio. Ottavio la riconobbe:—Ah, Flora Liberis. Come va? E come sta quel pazzo di tuo fratello Littero?—
Flora fece una smorfia di disgusto, ma si limitò a:—Parliamo di lei—
—Perché?—
—So che lei ha rubato la corona ferrea—
—Cos... Sei impazzita anche tu? È un vizio di famiglia?— commentò Ottavio, ma si vedeva da due miglia che sudava freddo.
—No. Ho saputo che il capo di chi l'ha rubata possiede numerosi manufatti, quindi può essere solo un uomo in grado di procurarseli, cioè un archeologo o un uomo che lavora con gli archeologi. Inoltre— continuò, vedendo che Ottavio stava per obiettare —collabora con la gemella, esperta illusionista. L'unico che corrisponda è lei—
—Ah, bene— ridacchio Ottavio —ma vedi, è l'unico modo: i politici si disinteressano dei beni culturali e l'opinione pubblica...— fece una smorfia di disgusto — quei bifolchi  parlano contro l'incuria solo in casi eclatanti, e solo per poco tempo! Non capiscono l'importanza della cultura, e sottovalutano il turismo, unico settore che potrebbe le cose— Nel suo ardore, Ottavio s'era alzato in piedi, elevando le mani al cielo. Quindi si calmò e disse:—Non vorresti anche tu che le cose cambiassero?— —Sì— rispose l'archeologa —ma così saranno gli innocenti a pagare. I colpevoli la scamperanno comunque—
Spatha
—Mi dispiace che tu la pensi così.— commentò Ottavio, avvicinandosi alla scrivania —Sei un'ottima archeologa, e anche tuo fratello lo è, pur avendo avuto l'imprudenza di svelare una scoperta troppo incredibile per essere considerata veritiera da chi non conosce i nostri poteri.— Flora sentì la rabbia crescere dentro di sé nel sentire come lui avesse creduto al fratello, senza far nulla per aiutarlo. —Mi spiace davvero, ma dovrò... DISTRUGGERTI!— Flora evitò una Spatha (spada romana, più lunga del gladio), che tagliò la sedia come se fosse stata burro.—Come pensi di cavartela, contro la SPADA DI CESARE!— E menò un altro fendente, ma la spada di Flora le comparve in mano, proteggendola. —Ah, anche tu hai una spada magica allora—. Ottavio e Flora iniziarono a duellare: le due spade si paravano a vicenda, ma nessuno le sentiva, per via della loro magia. All'improvviso, Ottavio inciampò su qualcosa e cadde. Flora gli puntò la spada alla gola, e Littero, che s'era trasformato in cane apposta per farlo inciampare, tornò in forma umana. —Non mi prenderete— affermò Ottavio, deviando la spada di Flora con la sua e rialzandosi in piedi. Quindi lanciò qualcosa a terra e scomparve in una nube rossa. —Littero— disse Flora al fratello, vedendolo sconvolto dal sapere che avrebbe potuto evitare l'umiliazione, se solo Ottavio avesse agito per lui anziché contro di lui. —Fa niente Flora. Va alla polizia a portare le prove della sua colpevolezza.— disse Littero, che uscì dalla stanza sotto forma di piccione, come ne era entrato.—



Omega entrò nella casa di Electra De' Antonis, gemella di Ottavio, seguito da Gladiatrex, Tarpea e Servio. All'improvviso, la porta si chiusa, e in cima alle scale comparve la loro nemica:—Sapevo che sareste arrivati— I nostra amici si misero in guardia, non sapendo che aspettarsi. —A causa del mio autismo, ho dovuto subire decine di umiliazioni da chi non sapeva andare oltre la scritta "disabile" semplicemente perché non sapeva di cosa si trattava— disse Electra con rancore —E tutti sentiranno la mia vendetta— e con quest'ultima parola volse lo sguardo verso i quattro membri dell'Arma It presenti. —Scegliete una carta— disse con un ghigno, e lanciò carte da gioco. I nostri eroi lle evitarono solo per vederle spaccare il tavolo, il televisore, la porta e persino il pavimento.
—Vi basta?— chiese la loro nemica —A me no— Mosse il braccio, e un laccio colorato partì dal suo braccio per strangolare Omega. Gladiatrex cercò di aiutarlo, mentre Tarpea e Servio si lanciarono contro Electra. Quest'ultima per tutta risposta si portò l'altro pugno alla bocca, e vi soffiò dentro: dall'altra parte del pugno uscirono fiamme. Tarpea le evitò per poco, ma Servio balzò molto in alto grazie alle sue gambe meccaniche, e si trovò faccia a faccia con la loro nemica. Electra rise:—Cosa pensi di fare, sgorbio?— e alzò il braccio. Ma Servio, velocissimo grazie alle sue gambe meccaniche, la prese per il braccio e, grazie alle sue conosce da aggiustaossa, le fece venire un crampo doloroso, che la fermò. Omega riuscì a liberarsi dal laccio, mentre Tarpea spegneva il fuoco con l'estintore. Electra, vistasi sconfitta, prese un lembo della sua giacca e si girò su sé stessa: dalle sue vesti uscì del fumo bianco, e quando esso si diradò, i nostri amici videro che lei era scomparsa.

La polizia iniziò a dare la caccia ad Ottavio, pur non sapendone i poteri (il nastro registrato lasciato a loro era stato interrotto dopo la confessione dell'archeologo), e la corona ferrea, ritrovata in un cassetto, fu rimessa al suo posto e custodita da membri del SISDE. Ascoltando il TG, Omega, che aveva avuto dei giorni stancanti, s'addormentò. All'improvviso percepì qualcosa, aprì gli occhi, e... —AARGH! GLADIATREX, LO SAI CHE HO LA FOBIA DI QUELLA MASCHERA PREISTORICA! Prima o poi mi farai venire un infarto—

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