IL GRAAL: IL MITO CRISTIANO PIÙ NOTO

Il Graal è un oggetto mitologico di grande fascino. Su cosa sia, molti sono i miti, ma canonicamente si tratta di una coppa, per la precisione la coppa da cui bevve Cristo e in cui il suo sangue fu raccolto (cosa non molto sensata, a ben vedere).
Piccola parentesi: si parla di mitologia e non di leggenda perché è un oggetto con un aurea di sacralità per la cultura che l'ha ideato. Detto questo, possiamo continuare

IL RACCONTO BIBLICO: L'ULTIMA CENA

La storia del'Ultima Cena la conosciamo tutti: Gesù raccoglia alla stessa tavola i dodici apostoli, gli lava i piedi per insegnarli a farsi servi gli uni con gli altri (lezione più volte ripetuta da allora, ma mai imparata), avverte che Giuda lo tradirà lasciandolo poi andare (che lui farà risorgere i morti e ridare la vista ai cechi, ma se deve compiere una missione, la deve compiere e basta), spezza il pane e versa il vino dando origine all'eucarestia e così via.
È qui che inizia il mito del Graal; la coppa in cui ha bevuto Gesù, secondo esso, venne poi usata per raccoglierne il sangue e ne ricevette enormi poteri:  cura le ferite mortali, sazia gli affamati, disseta gli assetati, e senza far ingrassare o avere effetti collaterali! Cioè, roba da far invidia a tutti i medici del mondo. Non si parla di questa coppa nel vangelo (Gesù bevve da una coppa, ma il vangelo non si occupa di coppe, si occupa di messaggi divini, mi spiace), ma venne ripreso dai cristiani Bretoni, che lo usarono in saghe derivate dalle saghe precristiane, che mica vorrete abbandonarle, sono così fighe!

NEL CICLO ARTURIANO

Nel tempo, queste leggende rientrarono nel Ciclo di Re Artù, che dalle leggende popolari passò alla letteratura.
In questo ciclo, uno degli obbiettivi dei Cavalieri della Tavola Rotonda (oltre a combattere i Sassoni invasori –cattivi, Sassoni, non si fa–, salvare fanciulle in pericolo –sembrano quasi divertirsi a mettersi nei guai–, ammazzare Draghi devastatori, giganti crudeli e streghe cattive –che si mettono pure d'accordo per dar fastidio, 'ste carogne–, e chi più ne ha più ne metta che se non gli si fa fare qualcosa a 'sti cavalieri poi s'impoltroniscono) è proprio cercare il Santo Graal, e magari nel frattempo, tra un buco libero e l'altro, badare allo stato, vista la loro posizione, ma così, tanto per passare un po' il tempo.
Eh, 'ste ricerche, quanto ti costano
Comunque, tra i cavalieri che si sono cimentati in quest'impresa (non pagati, perché sono già ricchi e Artù è un taccagno) ci sono Parsifal, Galahad, Galvano, Lancillotto (Ginevra permettendo), Bors, e molti altri.
Galahad e Lancillotto si avvicineranno molto, ma sarà Parsifal a trovarlo, risolvendo l'enigma del Re Pescatore (in pratica deve parlare di ogni reliquia presentatagli, che mica si danno gratis certe cose) e guarendo lui e la sua terra. Evviva, si festeggi, qualcuno c'è riuscito! Gli altri? Mi spiace, il Graal si mostra solo al prescelto, è schizzinoso lui.

LUOGHI DEL GRAAL

Nel Medioevo erano quattro i luoghi del Graal:

Il Sacro Catino di San Lorenzo, presa dal blog  
Reliquosamente perché la foto su Wikipedia è
troppo scura e io non ne ho.
  1. Gerusalemme, tra vicino alla basilica del Golgotha
  2. Costantinopoli, oggi Istanbul, dopo la conquista turca (anche i turchi di allora erano un po' schizzinosi)
  3. Genova, nella cattedrale di San Lorenzo: si riteneva che il Sacro Catino (un vaso esagonale in materiale trasparente verde) fosse il Graal+
  4. Valencia, nella cattedrale: anche qui c'è un santo calìz che è stato ritenuto il graal; che ci sia sopra una scritta in arabo (quindi scritta molto dopo l'ultima cena) è un particolare insignificante.
In tempi moderni, i luoghi sono aumentati. Fre di essi, in Italia ci sono:
  1. Castel del Monte, in Puglia
  2. Cattedrale di Bari, sul cui portone c'è un effigie di Re Artù (quando uno è famoso, è famoso)
  3. Val Codera, in Lombardia (da qualche parte, che nelle valli di Montagna non si trova mai niente)
  4. In un pozzo (Puteum Aureum) nei  dintorni di Aquileia, che i pozzi c'hanno sempre il loro fascino
  5. Chiesa della Gran Madre a Torino (non poteva mancare, è la città più esoterica d'Italia)
  6. Basilica di San Lorenzo Fuori le Mura (che dentro lo trovavano subito) a Roma
  7. Cappella di San Francesco d'Assisi della Chiesa di San Panfilo in Villagrande di Tornimparte (L'Aquila), che c'ha un nome lungo come una casa
  8. Basilica di Santa Maria di Collemaggio a L'Aquila
E si continua ancora oggi: secondo una notizia del 23/03/2014, il cáliz de Doña Urraca del museo del Panteon di Sant'Isidoro sarebbe il Santo Graal.

NELLA CULTURA ODIERNA

La cerca del Graal è ripresa per esempio in Indiana Jones, nel terzo film, dove l'eroe e suo padre combattono contro i nazisti per avere quel calice benedetto (ok, come gioco di parole è pessimo).
Altri prodotti meno seri fanno sbucare il Graal ogni volta che si cerca qualcosa, secondo il classico "Quando cerco qualcosa, trovo tutto tranne quel che cerco"

CONCLUSIONI

Il Graal fa parte della nostra cultura, ma cos'è? Esiste veramente (non in senso di coppa usata da Cristo, ma nel senso di oggetto potente), o è solo un simbolo? Secondo me la cerca del Graal rappresenta il viaggio verso l'Unione con Dio che deve compiere ogni buon cristiano (ma che nessuno di noi cristiani compie), o più probabilmente uno dei tanti miti con cui si trasmettevano valori (il cavaliere puro senza macchia e senza paura che ammazza i cattivi, salva i buoni e non sa farti il caffè solo perché non esisteva ancora). Secondo voi?

2 commenti:

Alessandro Madeddu ha detto...

Caspita, si è costruita un sacco di leggenda attorno a un riferimento quasi casuale del vangelo!

Davide Quetti ha detto...

Be', Alessandro Madeddu, quando qualcosa si diffonde, è naturale sorgano attorno ad essa leggende anche su particolari minimi; giusto un po' di tempo fa parlai delle leggende legate ai videogiochi pokemon: il meccanismo è lo stesso.

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