SULLA DECRESCITA FELICE

La Decrescita Felice è una teoria economica recente, che propone una riduzione controllata della produzione al fine di ottenere una maggior equità tra gli uomini e ristabilire l'equilibrio ecologico.

Le basi della teoria sono:

  1. L'impossibilità di una crescita infinita, che contraddirebbe le leggi della natura ("nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto si trasforma", salvo interventi divini)
  2. Il dubbio sulla possibilità di separare la crescita dall'impatto ambientale
  3. L'esistenza di forme di ricchezza diverse da beni materiali e servizi privati non considerate dal calcolo della crescita materiale, tra cui la salute ambientale, la giustizia, le buone relazioni tra i cittadini, l'uguaglianza, la democrazia, il welfare e altro.
  4. I cittadini delle società attuali, presi dal consumo materiale, non considerano lo scadimento di ricchezze come la qualità della vita e sottovalutano le reazioni degli esclusi, come la violenza nella periferie o il risentimento contro gli occidentali nei paesi esclusi dallo (o limitati nello) sviluppo economico di tipo occidentale.
Il concetto di base, quindi, è questo: le ricchezze sono poche e mal gestite, oltre che concentrate nelle mani di pochi, a svantaggio di molti. L'idea è che i paesi ricchi rinuncino a parte della loro ricchezza a favore dei paesi più poveri, e questo vale anche per le persone.

In pratica, i sostenitori di tale teoria (tra cui l'italiano Maurizio Pallante) richiedono una ridistribuzione delle ricchezze e di considerare la ricchezza di un paese non in base a quanto produce, ma al benessere delle persone e dell'ambiente. Di fondo, si parla non di sviluppo sostenibile, ma di economia sostenibile, di porre un limite alla crescita, di usare le tecnologie per il benessere della gente e non per produrre, e di ricordarsi che di pianeta ne abbiamo uno, dotato di risorse limitate da usare con parsimonia.

Nella pratica:
  1. TECNOLOGIA: usata per ridurre i consumi di energia e materie prime e i rifiuti conseguenti, con meno costi, minor impatto ambientali e maggiore occupazione utile
  2. STILI DI VITA: favorire l'autoproduzione, la reciprocità e il dono nei beni e nei servizi, modificare la visione del mondo, valutando in base alle possibilità di futuro, ridurre gli orari di lavoro (aumentando quindi l'occupazione e il tempo libero per le relazioni, per l'autoproduzione e per se stessi)
È una spiegazione semplice e veloce. Voi cosa ne dite?
La critica più evidente è quella

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