DESSERT PER COMPLETARE

Ora devo fare un racconto per ognuno dei quattro punti e uno che li racchiuda tutti per il programma "Scrivere nel 2013"

TETRA
Era nel giardino; quel giardino; un giardino in cui non avrebbe dovuto entrare. Non perché fosse vietato: ormai quel giardino non apparteneva a nessuno da anni. Né per motivi d'igiene: quel giardino era ancora curatissimo, come continuamente sistemato dal miglior giardiniere del mondo. Ma era proprio quello il problema: il giardino in 50 anni di abbandono non aveva cambiato aspetto, mantenendo lo stupendo aspetto che aveva quando il giardiniere Bronzi era morto. In poco tempo, i proprietari morirono, e così quelli seguenti e i loro giardinieri: in un mese, morirono 19 proprietari e 11 giardinieri. Da allora, nessun aveva più osato entrare in quella casa, e si diceva che lo spirito del giardiniere Bronzi fosse ancora in quel giardino, uccidendo chiunque entrasse. Infatti, questo giardiniere in vita era noto per essere molto geloso del suo giardino. Ma ormai, Achille c'era dentro fino al collo; la sfida era sin troppo chiara: una notte in quell'infernale giardino. Si sedette davanti ad un roseto. A quel punto, sentì una voce: —Un altro che s'avventura?—
Si guardò intorno, spaventato. —Sei così giovane... peccato.— continuò la voce —Questo giardino negli anni fu il mio vero unico amico: tutti gli altri mi scacciarono, e quindi io scacciai gli altri allora— Achille tremò, sentendo la voce avvicinarsi... —Ora— sghignazzò la voce —non smetterò di certo... visto che tu hai osato entrare, sarai d'esempio per gli altri— Achille scattò in piedi e corse lungo il vialetto fiorito con rose rosso sangue. All'improvviso sentì un freddo in tutte le membra, restando paralizzato. Poi, uno spettro gli si parò davanti con una forbice da giardiniere in mano, con cui tagliò la testa ad Achille, o meglio fece come per tagliargliela, essendo la forbice immateriale. Mentre avveniva questa scena, il cuore di Achille iniziò a battere sempre più forte, troppo forte, e infine si spense.

PATRIOTTICA
—Mi stai dando sui nervi... DOVE SI NASCONDONO GLI ALTRI!—. Zeno tacque: non intendeva parlare. Solo alla terza frustata disse:—Non tradirò mai la mia patria!—
Erano passati anni da quando l'Italia era stata invasa: il declino politico aveva finito con il rovinarla. Ma gli italiani non s'erano arresi: s'erano radunati in gruppi, nascosti qua e là, e avevano dato il via ad una nuova resistenza. Ma era dura: chi non moriva in battaglia veniva torturato anche duramente.
—E per cosa intendi resistere— riprese il carnefice, facendo sibilare la frusta —Per una nazione caduta? Per uno stato di furbi che si autodistruggono senza accorgersi? Sai bene, inoltre, che appena liberi da noi, voi tornerete a litigare, odiandovi ogni 10 km, quando non meno. E questo ciò per cui stai combattendo?—. Zeno guardò la finestrella in cima: da essa passava il cielo azzurro e bellissimo dell'Italia. Pensò alla varietà della sua nazione, e a quanto stonava con quella grigia stanza, dove l'unica variante erano gli strumento sul muro e le urla del carnefice.
—RISPONDI: È PER QUESTO CHE STAI COMBATTENDO?—
—Io combatto per la mia patria— rispose Zeno —perché nonostante tutti i sui difetti, la amo.—

TEMATICA
Stava crollando. Per tutta la vita aveva puntato alla perfezione, e ora?
Pensò a suo fratello, cui della perfezione non era importato mai niente. Era pure rimasto padre a sedici anni il disgraziato... chissà poi perché la sua ragazza non l'aveva mollato, quell'imprudente. E ora? Loro due erano tutto sommato felici; certo, non avevano una vita idilliaca, me se la cavavano, e non vedeva mai nessuno di loro depresso com'era lei ultimamente. Aveva rivisto molte persone che aveva criticato perché non erano perfette, ed erano tutte felici. Inizialmente diceva  a se stessa "sembrano felici, ma non lo sono", ma oramai non ne era così sicura. Ora vedeva la verità: cercando la perfezione e criticando gli imperfetti, aveva scelto di rinunciare alla felicità, per un'idea di cui nulla sapeva. Gli altri avevano sbagliato, avevano sofferto e spesso pagato per alcune loro imperfezioni; ma così avevano imparato cos'era meglio per loro, mentre lei era sempre andata dietro a convenzioni di cui ora vedeva la pochezza.
Ormai era stanca. Avrebbe voluto sapere di cosa aveva bisogno, ma non lo sapeva.

REALISMO
Bevve un altra bottiglia di birra. Ormai si sentiva ubriaca fradicia, ma non aveva ancora dimenticato.
Inizialmente tutto bene, poi il capo aveva iniziato a farle pressioni per prestazioni sessuali in cambio della carriera. Lei inizialmente aveva accettato: la carriera era tutto per lei, e non le sembrava un gran sacrificio. Ma tempo dopo, una più bella era arrivata, e il capo aveva spostato l'attenzione su di lei. Fu così che Madlena s'era ritrovata senza lavoro: sostituita da un'altra nella lussuria del capo. Ritornò a cercare lavoro. In alcune aziende fu rifiutata per immigrati clandestini disperati e pertanto disposti a lavorare in nero, in altre preferirono gente più esperta; più raramente furono accettati giovani. In molti casi, aveva accettato di concedersi ai datori di lavoro in cambio di lavoro, ma ogni volta la storia si ripeteva, e lei si ritrovava per strada. Pagò le bottiglie bevute e uscì dal bar. Sentì qualcuno urlare qualcosa e un rumore di clacson. Poi, sentì qualcosa di duro colpirla con una forza immensa. Poi, il nulla. Il giorno dopo, sull'incidente in cui era morta si scrissero un paio di righe vicino alla notizia in prima pagina di un cane che aveva ritrovato il padrone dopo un lungo peregrinare.

TUTTO
Si sedette. Subito il Maestro gli si avvicinò:—Sei deluso, vero, ragazzo?—
—Mi spiace, Maestro, ma m'aspettavo...—
—So cosa t'aspettavi di imparare Giulio: fare salti incredibili, distruggere enormi massi con un pugno, mettere KO l'avversario con un dito; pensavi a mosse tipo "presa della tigre" o "pugno del dragone", forse pensavi anche di sviluppare ultrasensi e di imparare a volare e a lanciare raggi e sfere di     energia.—
Giulio lo guardò stupito: le congetture del Maestro erano incredibilmente vere.
—Ragazzo, queste cose le pensa molta gente. Ma non si insegna questo in un'Arte Marziale: in nessun modo ci si può salvare da un'arma da fuoco senza un'arma da fuoco, gli uomini non possono assumere superpoteri con un po' di allenamento, per quanto duro esso sia.—
—E io speravo di avere delle possibilità contro i bulli del quartiere...—
Il Maestro guardò il ragazzo sorridendo... —Se vuoi imparare a difenderti con un Arte Marziale, devi trovarne una che ti appassiona veramente, non quella che ritieni più forte: non esiste un'Arte Marziale più forte, dipende tutto dalla persona.—
Giulio iniziava a chiedersi dove il maestro volesse andare a parare.
—Tu ami l'Italia, se non erro—
Era vero: Giulio amava l'Italia, la sua architettura, i suoi paesaggi, le sue opere d'arte, il suo cielo azzurro...
—Quindi— continuò il Maestro —che ne diresti di provare un'Arte Marziale tutta italiana?—
Fu così, che Giulio conobbe Filippo Liberi, esperto di scrima, che accettò di insegnargli la Scherma Antica a Mani Libere (o Abraçar) e, attraverso un manico di scopa, la Scherma Antica con Spada. Ma soprattutto, imparò a trattenersi, e a usare le mani solo se necessario.

Nessun commento:

Articoli Correlati

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...