P.D.M.II

Ed ecco la seconda parte di Pirati del Mediterraneo. Smemorati? Nuovi? Rivedetevi la I

PIRATI POLITICI

RICORDI

Capitan Barbaforte si guardò avanti. I nemici che lo avevano affrontato il giorno prima avevano dimostrato valore e capacità che non si aspettava. Gli sarebbe piaciuto averli al proprio fianco, nella sua ciurma.
Si sdraiò. Ricordava bene la storia che gli avevano narrato, di come la sua famiglia si fosse dovuta muovere da Genova a Napoli. —Maledetti! Idearono una accusa falsa. E oggi, invece, lasciano delinquenti con la scusa delle prove prese in maniera ortodossa!— si alzò
—La società non è cambiata da allora! Ho giurato vendetta, e vendetta sarà!—

RICERCHE

—No, Flora, è così—
—No, Littero, è così—
Questi sono Flora e Littero Liberis che litigano sulla giusta traduzione e interpretazione del testo trovato nella grotta degli etruschi.
Intanto, Omega si schiarì la voce, e Tarpea (che già stava per uscire a fare la turista) tornò indietro sbuffando.
Intanto, Servio meditava. E nel meditare, qualunque sistema di meditazione usi, un'idea la trovi.
—Ragazzi!— urlò —Ho trovato! Paragoniamo con la mappa in latino classico ritrovata nel mucchio di mappe dal quale siamo partiti con la mappa trovata!—
Moneta con la faccia  di Sesto Pompeo
E fu così che scoprirono la storia: il tesoro era stato ritrovato da Pompeo e usato per sconfiggere la pirateria. Cesare glielo fece rubare durante la guerra civile, riuscendo così a far valere la sua maggiore abilità e astuzia. Infine, fu ripreso da Sesto Pompeo, figlio del triumviro, e usato per riprendere la pirateria contro Ottaviano, il futuro imperatore Augusto. Alla fine, però, quando Sesto fu sconfitto definitivamente, il potente oggetto era non trovato, e s'erano fatte delle congetture (la mappa in Latino Classico nel gruppo da qui è partita la vicenda), e comparandole con quanto restava della mappa fatta da Sesto Pompeo si diressero ad una grotta nel Mar Ligure.

BATTAGLIA PER IL TESORO

Sesto non aveva attaccato la Liguria, usando la pirateria per bloccare i rifornimenti di grano (dal Sud dell'impero) per Roma, ma di certo poteva arrivarci, e l'aveva fatto per nascondere un tesoro.
Ora l'Arma It era nei pressi della grotta. All'improvviso, Gladiatrex si fermò, stanca.
—Cosa succede?— chiese Omega
—Non è il momento per i tupi scherzi.— affermò Flora, cui lo spirito della camuna non piaceva affatto.
—Sto bene— rispose stancamente Gladiatrex, lanciando un'occhiataccia a Flora.
Servio si avvicinò, e la guardò dritta negli occhi, per poi ascoltarle il polso.
—Sta qua—concluse.
—Ma...— cercò di dire Gladiatrex
—Ordini del dottore— la interruppe Servio, perentorio, essendo, oltre che membro, anche medico del gruppo, il quale si mosse avanti con un membro in meno e una preoccupazione in più, soprattutto per Omega.

Quando i cinque entrarono nella grotta, si trovarono davanti non Barbaforte, ma un'altra persona: una donna che, appena li vide si mostrò furiosa:—Come osate entrare nei territori della mia gens—
—Questi territori appartengono all'Italia, quindi a tutti!—
—Aspetta, Flora.— la interruppe Omega —Ha detto Gens?— Per chi non lo sa, la gens era per i romani il corrispettivo della stirpe.
—Esatto— rispose la donna —io sono l'ultima discendente dei Pompeo, e voi non siete i benvenuti—
Prima che chiunque potesse dire qualcosa, lei con un gesto scatenò il mare contro di loro, in onde continue che i nostri furono costrette ad evitare.
La donna rise:—Piegatevi di fronte a Sesta della gens dei Pompeo—
—Che non ha molta fantasia— disse una voce, e tutti guardarono nella direzione di essa: Gladiatrex si ergeva su un masso che in mezzo a quella tempesta innaturale sembrava uno scoglio solitario, e aveva in mano una tavoletta in legno con su dei simboli. Quindi urlò delle parole nella sua antica lingua, e le acque nemiche si ghiacciarono. Sesta fece un altro gesto, urlando parole probabilmente in latino, ma ignote persino a Littero che del Latino era un esperto, e scatenò la furia dei venti. La sacerdotessa camuna evocò anche lei il potere dei venti per contrapporre, ma mentre i venti si affrontavano in una guerra che spazzava tutto fra di essi, Sesta raggiunse lo scofanetto. —No!— urlò Omega, ponendosi tra la nemica e il cofano. Sesta tirò fuori una spatha, Omega la spada dell'ultimo Gran Maestro, e duellarono. Ma Sesta era subdola come pochi: mentre Gladiatrex cercava di aver ragione dei suoi venti e Omega della sua abilità, abbassò una torcia a fianco della grotta, e la terra tremò. Nella confusione, raggiunse il cofanetto e lo aprì. Urlò, e Flora approfittò di quel momento per un attacco a sorpresa, colpendola con il piatto della sua spada.

La portarono via e la lasciarono nella sua camera. Per ora, infatti, non potevano farla arrestare: non aveva fatto nulla di illegale, nè tentato di farlo.
Però, avevano una mappa in Latino Ecclesiale da interpretare.

CONTINUA

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