CONCLUSIONI DIABOLICHE

La situazione Novunese non accennava a migliorare: dopo aver così tanto collaborato, Autoctoni e Forestieri non osavano combattersi, ma allo stesso tempo i secondi non intendevano cedere sulle loro richieste, e i primi non sapevano cosa fare; in parole povere, la pace era stabile quanto un colosso di granito posto su piccoli vasi d'argilla. Le città dei dintorni non aiutavano, ma aspettavano con gaudio la fine di Novuno, ognuna pensando di sostituirla una volta caduta. Lavinia, signora di Novuno, si era ritrovata duramente colpita in molte sue idee nelle sue idee classiste. Inoltre, tutti e tre (Lucio, Quadrio e Magini) non erano malvagi in origine: Lucio era partito come un buon politico, ma era degenerato per via del troppo potere e della troppa ricchezza; Quadrio anche era stato un buon politico per la sua città, ma dopo la sua distruzione dovuta all'esercito di Novuno la rabbia lo aveva corrotto; Magini era uno scienziato geniale, ma la sua ossessione per la sua ricerca e per l'ostilità degli altri lo avevano condotto sulla cattiva strada. Il primo ministro a vita di Novuno si chiedeva ora:«E se anch'io venissi corrotta in questo modo?» Quest'ultima domanda la turbava parecchio, perché di fatto negava la sua idea per cui un esecutivo perenne sarebbe stato un bene per Novuno. Nemmeno Volerone, il suo rivale, si sentiva a posto con la coscienza: la crisi causata da questa guerra civile era diventata ancora più grave di quanto pensasse, se ben tre nemici della città avevano potuto approfittarne. I suoi dubbi lancinanti rendevano sempre più preoccupato il povero Mastarna, assistente e miglior amico di Volerone, ma non sapeva come aiutarlo.

Comunque, Lavinia, con tutte queste preoccupazione, si rese conto che Mirta, la sua assistente, sembrava scomparsa. Si preoccupò: sapeva quanto fosse indecisa su chi sostenere, e temeva che il suo dissenso alla fine avesse vinto sulla sua fedeltà. Si diresse nella sua stanza, ma la trovò in disordine, mentre su un muro c'era scritto con il sangue:"Satana tornerà a dominare il mondo". Chiamò subito Leonardo, al quale bastò un'analisi superficiale per capire che non era uno scherzo: il modo in cui le macchie di sangue reagivano tra di loro (cosa visibile sotto il so microscopio portatile) indicava che si trattava di sangue di diversi individui.

Ottenere l'aiuto dei Forestieri fu facile: a parte che Volerone era notoriamente innamorato di Mirta, nonostante il campo diverso, i diabolisti potevano colpire anche loro. La collaborazione fra Autoctoni e Forestieri diede ottimi risultati: in poche ore di raccolta dei dati e di rastrellamento della città vennero ritrovati due dei rapitori. Uno dei due si rifiutò di parlare, l'altro, probabilmente un novizio della setta, crollò in fretta rivelando che Mirta era la vittima prescelta dallo Stregone Supremo per un rito da farsi durante la luna piena. Volerone terrorizzato disse:
Stasera c'è la luna piena—.

Per fortuna, il testimone si lasciò sfuggire anche dove sarebbe avvenuto questo rito. Volerone mostrò di volerci andare subito, ma Mastarna lo trattenne:—Non sarai di nessun aiuto a Mirta se ti farai uccidere—. Volerone, con un grande sforzo, riuscì a calmarsi, e con Lavinia studiò un piano di azione. Quella notte, due gruppi armati, uno di Forestieri e uno di Autoctoni, si avvicinarono ai due lati del luogo prestabilito per il rito, ovvero il cimitero più vecchio della città (ma va', chi non l'avrebbe mai detto). Volerone e Lavinia, vedendo che i diabolisti erano due dozzine scarse si rianimarono, e quando il loro capo comparve urlarono:—All'attacco!— I satanici fuggirono qua e là, ma lo Stregone Supremo iniziò a lanciare fiamme infernali, e urlò:—Chinatevi di fronte a Satana e al suo servo Ominedo! Nessuno ci fermerà, il potere a noi andrà!— Ben presto, gli eserciti si trovarono bloccati. Molti morirono, e i diabolisti stavano avendo il sopravvento. Una fiamma attaccò Lavinia, ma Leonardo le si gettò davanti, morendo al suo posto. Lavinia si chinò sul corpo dello studioso, e vide che anche Volerone le si era avvicinato. I due si scambiarono un'occhiata diversa di da quella solita di odio, sia da quella politica... un'occhiata amica. Entrambi spararono contro lo Stregone Supremo, contemporaneamente, e il proiettile traversò le fiamme come se nulla fossero e colpì, unico a riuscirci, il potente. Egli indietreggiò urlando, e dalla terra immense fiamme lo circondarono. Poi si abbassarono, e quando si spensero, del sacerdote nero nulla rimaneva.

Mentre Volerone andava a slegare Mirta, Lavinia si chinò su Leonardo, e trattenendo a stento le lacrime alzò lo sguardo, vedendo Mastarna e Mira scambiarsi un bacio; si girò, e vide Mastarna che s'occupava dei feriti e dei morti, oltre che dei prigionieri; ovunque guardasse, Forestieri e Autoctoni collaboravano, e lei non vedeva differenze di sorta. Ricordò il periodo trascorso e tutti i suoi dubbi. Allora comprese cosa doveva e voleva fare: appena tornata a Stelsalente, fece togliere le famose leggi segregazioniste, catturò gli ultimi diabolisti a piede libero con l'aiuto di Volerone, Mirta e Mastarna e si dimise. Il resto lo si può immaginare: Volerone e Mirta convolarono a nozze, con Mastarna e Lavinia come testimoni; vissero una vita normale, con problemi da superare, amici, nemici, ecc... ecc... Ma questa è vita quotidiana. Riguardo a quello che avvenne in città. be'... è un'altra storia.

3 commenti:

Hermano89 ha detto...

Stavolta non controllo su google... il personaggio che hai richiamato è Silla? Oppure Ottaviano Augusto? Non so se riesco ad azzeccare stavolta. :/

P.S. Viva il lieto fine!

Davide Quetti ha detto...

È Augusto... ma siccome vale la I risposta, devo dirti che hai sbagliato.

Hermano89 ha detto...

Nooo non è giusto :(

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