LA RETE-1


Quello che state per leggere è un raccontino, nulla di che, in cui forse troverete elementi noti e ignoti. Spero vi piaccia.

FURTO NELLA NOTTE 
Nella notte buia, ma buia, la guardia attorno agli scavi (la chiamo guardia, ma in realtà, causa scarsità di fondi, era un archeologo incaricato) stava con a mano un caffè. All'improvviso, si ritrovò davanti un uomo con su un elmo di foggia templare, ma nero e simile ad un casco da moto (per materiale). Prima che potesse dire qualcosa, gridare, suonare l'allarme, fu steso da un pugno veloce come una saetta.
Il templare in nero continuò e si fermò. —Ora— si disse —nessuno potrà fermarmi—, e si lasciò andare ad una silenziosa risata malvagia. Lontano da lì, Omega X si risvegliava con una visione orrenda.



UN GRUPPO PARTICOLARE
L'ultimo discendente di Ugo Peni, scudiero italiano dell'ultimo gran maestro dei templari Jacques de Molay, si stava risvegliando decisamente male: tutta la notte aveva subito la stessa visione. «Sono impazzito, o è il signore a mandarmi un messaggio?». Aprì gli occhi e quasi stramazzò dalla paura! Poi si calmò e ... —Gladiatrex, lo sai che ho il terrore di quella tua maschera da sciamana preistorica! E poi, da quando una donna entra nella stanza di un uomo di soppiatto!— —E dai— disse la donna in questione, apparentemente sui 20 anni, in realtà vecchia come le incisioni rupestri della sua Val Camonica —Non fare il serio! Rilassati— —Rilassarmi?!— disse risentito Omega —Vorrei vedere se entrassi di soppiatto in camera tua vestito da gallo o da legionario romano!— Gladiatrex si rattristò. —Scusa— disse Omega —Ero arrabbiato... non volevo— L'antica sacerdotessa camuna fece capire con un gesto che non importava.
Lei era l'ultima degli immortali della Val Camonica, l'ultima depositaria del segreto del rito rupestre per l'immortalità.Non era riuscita ad uccidersi quando i nuovi soldati dell'età del bronzo avevano preteso con il loro metallo di imporsi sui culti da lei presidiati, basati sulla centralità della natura, anziché dell'uomo. Essi la tennero per anni, cercando di estorcerle il segreto dei riti rupestri, ma lei era sempre rimasta zitta. Ormai, non poteva più compiere il rito sacrificale (avrebbe avuto bisogno di altri immortali), e passò prima ai camuni del ferro, poi ai Galli e infine ai Romani, che, dimentichi dei riti dell'immortalità, l'avevano resa una gladiatrice (da qui il suo nuovo nome).

La vita dei gladiatori era meno dura di quanto si pensasse: essendo molto costosi, si stava attenti a farli durare il più possibile. Lei, con la sua immortalità, era passata da una classe all'altra: spesso il suo sangue scorreva a flutti, ma non aveva mai corso pericoli mortali. La cosa che aveva più odiato, era quando aveva dovuto affrontare un condannato a morte, che non sapeva combattere: i romani lo facevano apposta per il massimo divertimento! Per questo fu contenta dell'arrivo del cristianesimo, che si opponeva a tali pratiche omicide, e le dispiacque vedere che nel medioevo la Chiesa, divenuta potente, s'interessasse sempre più ai terreni che allo spirito. Aveva visto molti anni passare, e ora sapeva che la chiesa con tutti gli attacchi più o meno giusti che riceveva si sarebbe chiusa sempre di più. «Se solo ci si limitasse alle critiche!» pensava «Perchè si dice che si può credere in ciò che si vuole, se poi i cristiani sono così attaccat». Riguardo alla sua vita, aveva passato anche anni in miniera, dove s'era impratichita con il bastone derivato dal piccone. Chiusa parentesi, gli disse —Forza, svegliati, che non puoi capire la visione dormendo! SU, che esco, così ti puoi cambiare— Omega non si sorprese: i riti dei sacerdoti antichi consentivano molte cose, delle quali preveggenza rimaneva la principale.

Invece lui, in quanto seguace dei templari, poteva contare sui venti carismi cattolici (tra i più notevoli, parlare in lingue a lui ignote –umane e no–, profezia, visioni e sogni, guarigione), sull'esorcismo e sulle benedizioni e su una forte capacità percettiva.


Di sotto, ad attenderlo, oltre a Gladiatrex, tornata col solito sorriso, c'era Flora Liberis, che partendo da Nova Scrimia aveva imparato tutta la Scherma Tradizionale Italiana, la Scherma col Bastone Italiana e la Box Libera; ottima archeologa, aveva iniziato le arti marziali italiane per svago e se ne era innamorata. Accanto a lei il gemello Littero, archeologo anche lui, che conosceva le arti marziali Calci e Schiaffi (è un'arte marziale non solo con calci e schiaffi, ma anche con testate e prese semplici), il Bastone Piemontese (lungo, corto, da passeggio), e le 9 tecniche di scherma di coltello centro-meridionali. Omega X si sedette tra loro, pensando al suo antenato, che prese le armi del Gran Maestro messo ingiustamente al rogo per volere del re di Francia Filippo il Bello (mascherato dal volere di una chiesa al tempo a lui asservita) per continuare a difendere la gente, eredità finita nelle sue mani. Arrivarono anche gli ultimi due del gruppo; una, l'informatica Tarpea Fiti, conosceva il bastone genovese (bastone lungo, bastone corto con puntale, bastone da passeggio, coltello e gambetto –lotta di pugni, calci e prese) e le tecniche d'accetta grazie a un amico; l'altro, il guaritore Servio Coteri, conosceva invece la Lotta Campidanese, il Bastone Piemontese (lungo, corto, da passeggio), Lotta Sarda, arti di bastone lungo (calabrese, napoletano), da passeggio (veneziano, livornese, milanese) e corto (napoletano, del canavese), gli stili di Bastone Siciliano (bastone lungo e corto e coltello nell'insieme), il Bastone Pugliese (bastone lungo e coltello), le danze mimanti la scherma di coltello, i coltelli del nord-italia, le tecniche della Guerra dei Pugni veneziana (oggi scomparsa) e della Danza dei Calci sarda (oggi rimasta nelle movenze di una danza tradizionale) e la medicina tradizionale italiana perché grazie ad uno zio inventore aveva viaggiato nel tempo. Insieme, i sei (L'Arma It) s'erano dati dei bei propositi, ma non avevano ancora agito. Non se lo immaginavano nemmeno, ma non sarebbe tardato molto...

CONTINUA...

COME ANDRA'? LO SAPRETE LA PROSSIMA VOLTA (FORSE)

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